Stati generali contro il Master Plan (Terza pista) della Malpensa

Tutti i gruppi, le Associazioni , le Amministrazioni e i Cittadini che si oppongono al Master Plan della Malpensa (terza pista dell’aeroporto) che vorrebbe distruggere 300 ettari di brughiera (3.300.000 metri quadri), si trovano alla Dogana Asburgica di Tornavento alle ore 11 di Domenica 14 luglio e al termine ci sarà il pranzo finale del campeggio di Via Gaggio.
Tutti sono invitati a partecipare.

 

Un corso per capire cosa succede alla Malpensa

La terza pista in previsione arriverebbe in prossimità del Mobilificio Moro devastando un'area di grande pregio ambientale come se non bastassero i danni sul Parco del Ticino già procurati.

La terza pista in previsione arriverebbe in prossimità del Mobilificio Moro devastando un’area di grande pregio ambientale come se non bastassero i danni sul Parco del Ticino già procurati.

Inizia il corso per le Associazioni e i Cittadini interessati sul tema della storia della malpensa, del masterplan (terza pista) e degli effetti sull’ambiente e la salute che si terrà a Nosate in biblioteca nei giorni 2-9-16 maggio alle ore 21.

E’ un momento di approfondimento ed informazione gestito dall’Associazione W Via Gaggio di Lonate Pozzolo.

 

Cerchiamo di spiegare il progetto di terza pista della Malpensa con l’aiuto di VivaViaGaggio

Il Master Plan spiegato ai tuoi figli

Pubblicato da Viva Via Gaggio.

Molte persone oggi sanno benissimo cosa si nasconde dietro la parola Master Plan, ma sono ancora in tanti a non sapere bene quali interessi e quali danni ci sono dietro questa espressione. Tentiamo di spiegarvelo ancora, nella maniera più semplice possibile.

Per prima cosa dobbiamo dire che il Master Plan non è un progetto, ma è la somma di tantissimi progetti che si vorrebbero realizzare in una zona grande quanto 4.000 campi da calcio e pari a 1/3 della superficie del sedime attuale. Una porzione di territorio pari a 437 ettari, anche se la maggior parte dei progetti si vorrebbero realizzare in un’area di 330 ettari che si trova al di fuori del sedime aeroportuale attuale. 

Il sedime attuale senza il Master Plan
Il sedime attuale senza il Master Plan
L'area di espansione del Master Plan
L’area di espansione del Master Plan

Giusto per fare qualche paragone abbiamo deciso di sovrapporre l’area del Master Plan con altre “aree illustri” in Lombardia:

Master Plna vs Expo
Master Plan vs Expo
Master Plna vs Area Ex Falk
Master Plan vs Area Ex Falk

Ma con anche altri parchi famosi della zona di Milano:

  • DIECI volte il vostro Parco Sempione,
  • CINQUE volte il Parco Lambro,
  • DUE volte e mezza il Parco Forlanini,
  • NOVE volte il Parco dei Fontanili,
  • TRE volte il Parco delle Cave,
  • 800.000 mq in più del Parco Nord Milano

E visto che SEA ha come azionista di riferimento proprio il Comune di Milano:

Master Plan vs Centro di Milano
Master Plan vs Centro di Milano

Quali sono i progetti e le opere che compongono il Master Plan?

Il Master Plan
Il Master Plan
  • Una nuova pista per gli atterraggi da sud e i decolli verso nord lunga 2.400 metri e larga 65 metri (la cosiddetta Terza Pista);
  • un Polo Logistico di oltre 200.000 mq di capannoni;
  • due stazioni ferroviarie: una al Terminal 2 e l’altra nel Polo Logistico;
  • due Hotel;
  • un nuovo Terminal in mezzo alle due attuali piste (il futuro Terminal 3);
  • una serie di palazzine per uffici dove oggi si trova Case Nuove, frazione di Somma Lombardo.

L’obiettivo del Master Plan, grazie alla realizzazione di questi progetti, è questo:

Traffico passeggeri: passare dagli attuali 19 milioni a 50-70 milioni.

Traffico merci: passare dalle attuali 370.000 tonnellate a 1.400.000 tonnellate.

Oggi l’area dove si vorrebbero realizzare tutte queste cose è una zona accessibile a tutti, poiché è una zona naturale dove tramite Via Gaggio e altri sentieri si possono percorrere numerosi percorsi alla scoperta della Brughiera, un habitat unico e raro a sud delle Alpi, per le sue caratteristiche e perché qui vivono, nidificano e transitano molte specie protette.

Percorrendo Via Gaggio e i suoi sentieri si possono raggiungere luoghi come il Centro Parco Ex-Dogana Austroungarica di Lonate Pozzolo nella frazione di Tornavento, le sponde del fiume Ticino, la piazzetta di Tornavento, l’abitato di Lonate Pozzolo o la Chiesetta di Santa Maria a Ferno.

Oggi tutti noi possiamo a piedi, in bici o a cavallo, fare questi percorsi e lo possiamo fare 365 giorni all’anno senza che nessuno ci impedisca di accedere a questa zona. Un domani, invece, nella sciagurata ipotesi di realizzazione del Master Plan tutta questa zona ci sarà inibita e sarà recintata con del filo spinato, come è possibile vedere in altre zone di confine del sedime aeroportuale.

Sedime aeroportuale a Ferno
Sedime aeroportuale a Ferno

Saranno abbattuti gli alberi, saranno sradicate le piante di brugo, di molinia e di ginestra (le tre specie vegetali caratteristiche di questa zona), saranno distrutti i manufatti posti dalle sapienti mani di Ambrogio Milani, saranno abbattuti i paraschegge usciti indenni dalla Seconda Guerra Mondiale ma non dalle mani di SEA.

Ma le conseguenze non si fermeranno qui.

La frazione di Tornavento sarà per una parte inglobata nel futuro sedime aeroportuale (è la parte colorata in azzurro nella cartina relativa alla zona di espansione), mentre la restante parte dell’abitato sarà soggetta al rumore aeroportuale di movimento a terra degli aerei e quello relativo ai decolli e atterraggi dalla terza pista.

Dal rumore poi saranno interessate i paesi di Nosate e di Turbigo, nella vicina provincia di Milano. Due paesi che oggi sono minimamente interessati dal fenomeno del rumore e che saranno investiti in pieno dalle future rotte di atterraggio sulla terza pista. Così come Vizzola,Castelnovate, Somma Bassa e Maddalena (due zone di Somma Lombardo) saranno interessate dai decolli sulla terza pista e poi, una volta sorvolato il Ticino, verranno interessati dal rumore iComuni del novarese.

Dall’inquinamento da gas di scarico degli aerei invece saranno interessate non solo le popolazioni a nord, oggi interessate dai decolli delle due attuali piste, ma un domani saranno popolazioni maggiori sia a nord che a sud quelle interessate da questo fenomeno.

Quando si considera invece anche l’inquinamento derivante dal traffico stradale da e per l’aeroporto è evidente che le conseguenze saranno ben peggiori delle attuali: le infrastrutture viarie che portano all’aeroporto sono le S.S. 336, la Milano-Torino e la Milano Laghi e tutta una serie di opere oggi non del tutto realizzate come Pedemontana e la nuova 341.

Oggi, ma anche in futuro, un buon 90% dei viaggiatori si recherà in aeroporto con mezzi propri e non con il treno. Se consideriamo gli incrementi del traffico passeggeri, vi immaginate quale sarà l’impatto di 50 milioni di passeggeri sulle nostre strade, e il conseguente carico inquinante? 50 milioni di passeggeri sono come se tutti gli italiani venissero in auto a Malpensa!

L’ultimo – non certo per importanza – aspetto relativo al Master Plan è quello relativo al Polo Logistico, che verrà costruito senza versare gli oneri di urbanizzazione, Ici e altre tasse che sono previste per legge e che di solito vanno versati al Comune dove si vorrebbe costruire il proprio capannone.

Sfruttando quella che in gergo tecnico si chiama extradoganalità, in questi capannoni potranno essere insediate tutte le vocazioni possibili ed immaginabili, tranne la residenza. Questo comporterà una serie di violazioni della libera concorrenza tra ciò che sarà all’interno del sedime aeroportuale e ciò che è stato costruito nei Comuni vicini. Pensiamo ai poli logistici costruiti in questi anni o alle zone industriali dei Comuni intorno a Malpensa: rischieranno di rimanere deserte.

C’è poi l’aspetto più nascosto e subdolo, quello per cui affermiamo che il Master Plan è la più grande speculazione edilizia in Lombardia dal 1950 ad oggi:

–     attualmente l’area di espansione è in parte di proprietà del Demanio Militare che fa capo al Ministero della Difesa;

–     negli anni scorsi tramite un Decreto Legge (che nessuno ha mai visto), questi terreni sono stati ceduti dal Demanio Ministero della Difesa al Demanio Ministero dei Trasporti;

–     in seguito, tramite una convenzione tra Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac) e la stessa SEA, questi terreni sono a disposizione di SEA.

SEA riconoscerà al Ministero della Difesa un indennizzo per la ricollocazione delle funzioni in tali aree fino al concorso di 25.900.000 €, attraverso la realizzazione di:

  • due palazzine alloggi per famiglia di tipo “C”, per complessivi 18 alloggi, all’intero della base militare di Gallarate (Varese);
  • tre palazzine alloggi per famiglia di tipo “C”, per complessivi 27 alloggi, all’intero della base militare di Ghedi (Brescia);
  • riqualificazione dell’hangar 2 di P.G. della base militare di Ghedi;
  • un magazzino M.S.A. all’interno della base militare di Ghedi;
  • rifacimento della copertura dell’Hangar 19 di P.G. della base militare di Cameri (Novara);
  • interventi di recupero edile ed impiantistico degli immobili alloggiativi e logistici all’interno della base militare di Desenzano (Brescia);
  • 100 appartamenti di varie dimensioni e tipologie in località diverse.

Oggi queste aree sono all’interno del Parco Naturale della Valle del Ticino e hanno unvincolo di inedificabilità e valgono circa 17 – 18 €/mq, mentre un domani il loro valore si attesterà sui 360 – 380 €, a fronte di una spesa irrisoria fatta di costruzioni e lavori edili.

Con questo passaggio dai Ministeri a SEA, e una volta ottenuto l’approvazione definitiva al Master Plan (Procedura di VIA con esito positivo e poi Conferenza di Servizi con esito positivo) queste aree diventeranno automaticamente edificabili

Dott. Walter Girardi – Consulente Ambientale

per Comitato VivaViaGaggio

Non avevamo dubbi: la Giunta della Regione Lombardia esprime parere favorevole sulla terza pista della Malpensa

Malpensa_2000_problemiLa prendiamo alla larga, ma è solo per ricollegarci allo spirito che anima la nostra Associazione. La frase dello scienziato  René Jules Dubos (1901-1982) che leggete nell’intestazione del sito ricorda questo personaggio che fu attivamente impegnato in battaglie per la salvaguardia dell’ambiente. La più famosa di queste battaglie è stata quella contro l’ampliamento dell’aeroporto Kennedy per difendere la Jamaica Bay a New York, che è un luogo di riproduzione di pesci di grande importanza ambientale. La baia era diventata, a causa dell’inquinamento, un bacino quasi privo di vita; fu proprio Dubos a mobilitare l’opinione pubblica per scongiurare l’ampliamento  e a spingere per il miglioramento degli impianti di depurazione delle acque consentendo un ritorno sia degli uccelli sia dei pesci alla baia. La zona è stata denominata Dubos Point Wetland Park in onore all’ambientalista.

Pare che noi non abbiamo nessun Dubos da contrapporre a questo inutile e dannoso ampliamento dell’aeroporto della Malpensa. Inutile perché le piste attuali sono più che sufficienti per garantire il traffico aereo attuale (in picchiata come passeggeri e merci) e lo sviluppo per molti anni e dannoso perché si sta gravemente compromettendo il Parco del Ticino che , lo ricordiamo, l’ UNESCO ha riconosciuto come Riserva della Biosfera.

La Regione Lombardia ha espresso un parere abbastanza ambiguo sul Piano che prevede l’ampliamento (chiamato Master Plan). Secondo il consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rizzi  «Nel parere approvato da Regione Lombardia si evince ineludibilmente la strategicità dello sviluppo dell’area di Malpensa per il Nostro Territorio, ma esclusivamente dopo che siano state rispettate le richieste provenienti dagli Enti Locali e dai Comitati di Cittadini e conseguentemente superate le criticità emerse». Ma questa è una sua interpretazione della Delibera del 03/04/13 che potete trovare integralmente qui .

Continua la politica del doppio binario della Lega Nord: a livello locale esprime parere fortemente critico o addirittura negativo sul progetto di terza pista e in Regione Maroni invece approva il progetto…

E’ necessario un grande approfondimento delle problematiche per capire bene i termini della delibera e quali istanze dei Comuni e degli enti (a partire dal Parco del Ticino) verranno prese in considerazione o se si cerca di coinvolgere i Comuni solo con lo specchietto delle “opere di compensazione”.