Ancora nessuna informazione ai Cittadini di Buscate sul Piano Cave. Una lettera di sollecito.

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                                                           Egr. Sig. Sindaco

                                                           Ai Capigruppo in Consiglio comunale

Oggetto: Piano cave

Siamo di nuovo a sollecitare informazioni sul Piano cave in approntamento presso Città Metropolitana. Ricordiamo che a settembre dello scorso anno è stata l’associazione 5 agosto 1991 a far conoscere il contenuto degli incontri tra Comune di Buscate e Città Metropolitana, mentre è di queste settimane l’indiscrezione che il Comune abbia avuto un nuovo incontro con Città Metropolitana per discutere sullo stesso argomento. Dobbiamo constatare che il Consiglio comunale continua a non occuparsi della questione che riteniamo di grande importanza per il nostro Comune, mentre della Commissione Ecologia, che è stata formalmente nominata, non c’è traccia.

E’ evidente che Città Metropolitana vuole procedere speditamente alla predisposizione del Piano cave che è scaduto a giugno dello scorso anno e prorogato dalla Regione in assenza di un nuovo strumento di pianificazione. È quindi un momento molto delicato e che richiede l’attenzione dei Cittadini in quanto, come sappiamo, con la crisi perdurante del settore edile, le prospettive di un “uso alternativo” delle cave è all’ordine del giorno (si veda la vicenda Cava di Casorezzo).

Chiediamo che ci sia una puntuale informazione dei Cittadini su questo argomento a partire dalla convocazione in tempi stretti della Commissione Ecologia e un’assemblea pubblica per conoscere quanto ha sostenuto il Comune in sede di incontro con Città Metropolitana e quali sono gli intendimenti di CM sul Piano cave.

Distinti saluti

                                     Il Presidente dell’Associazione 5 agosto 1991

                                                             Mauro Balossi

Buscate li 26/07/17

Cosa vuol fare Buscate per il futuro della sua Cava ?

Si parla (finalmente) del nuovo Piano Cave e anche Buscate con la sua Cava di ghiaia è interessato. Scopriamo dalla delibera di Giunta (n.112 del 27/10/16) nella quale di esprime il parere alla Città Metropolitana in merito al nuovo piano, che ci sono gravi problemi economici della società che gestisce la Cava e debiti per il mancato versamento da parte della stessa azienda di quanto stabilito nella Convenzione con il Comune di Buscate. Affitto per le aree occupate dagli impianti, diritti di escavazione e contributi per la piantumazione prescritta sono le voci principali di questo debito che è destinato ad aumentare vista anche la situazione di profonda crisi in cui versa in settore della Cave. La Cava Campana ha chiesto ed ottenuto di ratealizzare i debiti, ma poi non ha pagato lo stesso.

Che fare , dunque ? Il Comune deve muoversi e velocemente per evitare il peggio. Il peggio lo sappiamo è la trasformazione della cava di ghiaia in una enorme discarica magari di rifiuti speciali come sta avvenendo a Casorezzo. E non si venga a dire che noi a Buscate siamo sotto l’ombrello del Parco del Ticino, perché, con i chiari di luna della nuova legge sui Parchi in discussione in Parlamento, c’è poco da stare tranquilli.

La situazione più in generale dell’attuazione del vecchio Piano decennale cave della Provincia di Milano, scaduto a Giugno di quest’anno, è molto semplice: è stato scavato appena il 26% di quanto previsto ed autorizzato. Quindi, almeno dal punto di vista della “programmazione”, si capisce perfettamente che quel Piano è stato costruito sulle aspettative dei cavatori che sono andate miseramente deluse. Ora però con il nuovo Piano Cave non possiamo più fare lo stesso errore: occorre ridimensionare drasticamente le aree soggette a scavo puntando da un lato sul recupero dei materiali (come avviene nel resto d’Europa) e dall’altro al recupero ambientale dei siti dismessi.

In rosso le aree in concessione per lo scavo. A nord l'area della Fase 1 e a sud l'area del Bosco Quadro nella Fase 2.

In rosso le aree in concessione per lo scavo. A nord l’area della Fase 1 e a sud l’area del Bosco Quadro nella Fase 2. Di fianco sulla sinistra dell’Area 2 c’è la zona dove oggi sono posizionati gli impianti di vagliatura (circa 72.000 mq). Quest’area è di proprietà del Comune di Buscate secondo la Convenzione sottoscritta dalle parti  doveva già essere “liberata” da tempo, ma la Giunta di Marina Pisoni ha concesso una proroga di 2 anni (Delibera di Giunta comunale n. 35 del 17/03/2016).

 

Dal “Piano Cave” al “Piano con le Cave”

1383046_10201376977582945_7164734023858099817_nSiamo tra quelli che si battono per la difesa dei “beni comuni” e questo ci porta immediatamente ad essere individuati come il contraltare di una concezione liberista che pone il “bene privato” prima e sopra quello comune.

Ma l’Art. 42 della Costituzione sottolinea:
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
E l’Art. 41 sostiene:
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Chi determina i “limiti” è la legge cioè chi governa. Non ci sono dubbi.
Ma vediamo che in molti campi questa funzione di “regolazione” non viene svolta o addirittura si privilegia il bene privato a discapito di quello pubblico.
L’abbiamo visto sulla questione rifiuti con il decreto “sblocca Italia” ed il suo Art. 35 che punta sugli inceneritori anziché sulla raccolta differenziata ed il recupero dei materiali.
L’abbiamo visto sulla assenza di provvedimenti per ridurre l’inquinamento atmosferico nelle grandi aree urbane. A livello legislativo, la delega della qualità dell’aria è affidata alle Regioni, ma le Regioni non si muovono pur in presenza di pesanti dati sull’aria che respiriamo.

L’esempio su cui, però, volevo puntare l’attenzione è quello della rinuncia da parte della Città Metropolitana di Milano alla predisposizione di un nuovo Piano Cave in sostituzione di quello che sta per scadere (il 30 Giugno 2016). Questa mancanza è stata giustificata con scuse risibili (mancanza di fondi) e così la Città Metropolitana ha aperto la strada al provvedimento regionale di proroga di tre anni dell’attuale strumento di programmazione dell’attività estrattiva.

Chi segue questa materia sa benissimo che il Piano decennale delle Cave varato nel 2006 ha fatto delle previsioni molto gonfiate del materiale da scavare e oggi avremmo dovuto tirarne le conseguenze. Per fare due numeri: mettendo insieme le autorizzazioni all’attività produttiva di scavo già rilasciate e quelle in corso di approvazione si arriva al massimo al 44% delle previsioni di scavo complessive previste dal Piano Cave. Di questo 44% di “scavabile” in realtà se ne è usato molto meno, ma questo dato, essenziale per una programmazione, manca inspiegabilmente sugli atti ufficiali. In ogni caso Città Metropolitana e Regione avrebbero, senza alcun danno economico per gli operatori del settore, tagliare del 50 % le previsioni del Piano Cave 2006.

Nella logica di crescita zero in edilizia (perché si privilegia il recupero del patrimonio esistente), diventa essenziale il recupero del materiale di demolizione che, contrariamente a quanto si può immaginare, deriva per il 92% (dato del 2000) da piccole demolizioni e non da grandi opere. Questo materiale deve essere raccolto e selezionato in relazione alle diverse tipologie che lo costituiscono ed avviato ad impianti di recupero e quindi riciclato (una specie di “fabbrica dei materiali” edile). Invece nel 2000 solo il 9% del materiale di demolizione veniva conferito al riciclo, il resto è finito in discarica: anche qui si parte da un grande spreco di risorse peggiorato dal fatto che si continua a “mangiare” nuovo terreno (agricolo nella maggioranza dei casi) per scavare altro materiale.

Lasciare “aperte” le previsioni di scavo previste dal Piano Cave 2006 espone al rischio di una trasformazione “genetica” delle Cave (dato che l’attività di scavo è al lumicino per la perdurante crisi del settore edilizio) sempre più attirate nell’orbita dello smaltimento dei rifiuti industriali (come la vicenda della Cava di Casorezzo ci insegna).

13/03/16 Ecoistituto della Valle del Ticino, Assemblea annuale, intervento del Presidente dell’Associazione 5 agosto 1991

Nota sul caso della Cava di Casorezzo-Busto G.

Giovedì 18/02/16 si è riunita in Regione Lombardia la Commissione consiliare VI “Ambiente e Protezione Civile” per l’audizione delle osservazioni presentate da Salviamo il paesaggio sulla Cava di Casorezzo-Busto Garolfo.

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Era presente all’audizione anche l’Associazione 5 agosto 1991 che da sempre segue la vicenda.

Un aspetto della vicenda della Cava di Casorezzo-Busto Garolfo riguarda l’autorizzazione allo scavo che la società proponente (Solter srl) ha legato strettamente al progetto di discarica rifiuti contenenti amianto e poi “speciali”. Infatti le istanze del 10/12/13 e quella del 10/07/2014 sono state presentate contestualmente e la Regione Lombardia ha avviato un’unica procedura di VIA.

Come è noto le due istanze della Solter sono state rigettate dalla Regione.

Ora è in corso una nuova, ulteriore, istanza del proponente, presentata nel Giugno del 2015, che prevede sia l’estensione dello scavo che interesserà un’area complessiva di 14 ettari con uno scavo di 1.800.000 mc di materiale e contemporaneamente lo smaltimento di 500.000 mc di rifiuti speciali, il tutto “spalmato” su 30 anni (al completamento delle opere di chiusura della discarica).

Questo procedimento rientra tra quelli su cui la Città Metropolitana ha deliberato norme transitorie non previste dalla LR 14/1998. La Città Metropolitana, invece di procedere per tempo alla predisposizione di un nuovo Piano cave, ha, con proprio Decreto del Sindaco Metropolitano del 16/10/2015, definito alcune “norme transitorie” di garanzia della “continuità produttiva” delle cave alla scadenza dell’attuale Piano provinciale che è il 30/06/2016 e ha stabilito anche che non si possono presentare nuovi progetti dopo questa data e che “le domande di ATE non sottoposte a Via o con via negativo non possono essere ripresentate dopo il 30/06/16”.

Dal canto suo la Regione, con una tempestività sospetta, con LR 10/11/15 n.38 (la cosiddetta Legge di semplificazione delle procedure amministrative) ha modificato la LR 14/1998 introducendo , nel caso in cui le provincie e la Città Metropolitana non provvedessero a presentare nuovi Piani cave, una proroga di tre anni dei vecchi piani scaduti. Di fatto questa proroga fa saltare anche i pur tenui vincoli imposti dal Decreto del Sindaco Metropolitano.

Ci troviamo di fronte ad una situazione di sostanziale rinuncia da parte degli enti pubblici di una pianificazione in presenza di una evidente sovrastima dei Piani provinciali. In particolare per la Città Metropolitana ha portato ad oggi (in base ai dati forniti dalla stessa Città Metropolitana) al rilascio di provvedimenti di autorizzazione decennali assoggettati a Via pari al 79,4% dei volumi complessivi dal piano, ma le autorizzazioni effettive all’attività produttiva si sono fermate al solo 38% (comprendendo quelle in corso di autorizzazione si arriverebbe comunque solo al 44% dei volumi di Piano).

Si dovrebbe , a nostro modesto avviso, considerare, nei nuovi Piani cave da predisporre in tempi rapidi, il ridimensionamento delle previsioni di piano in considerazione della palese sovrastima degli stessi e di un mercato edilizio che non dà segni di ripresa.

Lasciare le previsioni di scavo previste nel 2006 introduce oggettivamente una trasformazione genetica del Piano cave in un Piano per le discariche con l’attività di scavo funzionale solo a produrre buchi dove mettere rifiuti. Anche i progetti di recupero e rinaturalizzazione previsti nelle attuali autorizzazioni di scavo (e spesso mai attuati) diventerebbero semplicemente occasione di massicci smaltimenti di rifiuti.

Cattive notizie sul fronte Cava

L’avevamo prevista come ipotesi probabile quella della proroga del Piano Cave della Provincia di Milano (oggi Città Metropolitana) e purtroppo prima di Natale la Giunta Regionale ci ha recapitato il suo “pacco”. La LR 38/15 (BURL n. 46, suppl. del 12 Novembre 2015 ) stabilisce una norma capestro con la quale se la Città Metropolitana non provvederà ad approvare un nuovo Piano Cave entro la sua scadenza naturale (che è il 16 maggio 2016), automaticamente i vigenti Piani saranno prorogati di tre anni.

Nella grande incertezza istituzionale che contraddistingue la Città Metropolitana, un obiettivo del genere pare molto improbabile. Ma non è detta l’ultima parola.

Ci permettiamo di suggerire un percorso. Si dovrebbe partire, ragionevolmente, valutando attentamente quanto è stato scavato in questi 10 anni di vigenza del Piano e che prospettive realistiche di mercato ci sono e poi procedere a ricalibrare le autorizzazioni rilasciate per ogni singola Cava. A noi pare che quanto è stato autorizzato nel 2006 come Piano Cave provinciale aveva come orizzonte una crescita edilizia immotivatamente indefinita che ho dovuto fare i conti con la crisi del mercato immobiliare che tutt’ora non vede sbocchi se non quello di un drastico ridimensionamento. Non pensiamo nemmeno che alcune opere infrastrutturali (sempre che siano effettivamente utili !) previste in Regione Lombardia possano “sostenere” il mercato delle cave.

Ci pare una prospettiva da valutare quella del ridimensionando delle prospettive di scavo e non sarebbe una brutta idea tenere conto anche della collocazione delle cave all’interno di Parchi o Aree protette.

Ne parleremo ancora su questo blog e sicuramente al Convegno regionale di Salviamo il paesaggio che si terrà ad Inveruno il prossimo sabato 30 gennaio.

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Ambiente in festa 2015 (la seconda edizione della nostra iniziativa)

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Pane e salame in cantina

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Giuliana Cislaghi e le Cave

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Nora Picetti recita Erri de Luca e Verdana Shiva

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Walter Girardi e il nuovo parco attorno a Via Gaggio e il “nuovo” progetto di Malpensa

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Sara Gazzardi e il GASBUSCA

 

Una festa per discutere insieme dei problemi ambientali del nostro territorio: Cave, Aree protette vecchie e nuove, ampliamento della Malpensa, agricoltura biologica e ACCAM. Con un pizzico di poesia (Nora ha recitato Verdana Shiva e Erri de Luca). Merenda in cantina e tanta allegria.

BUONA LA 2^  ! ! !

Si comincia a parlare di Piano Cave

La pianificazione regionale delle attività estrattive di cava

La prossima settimana (dal 17/11/2014), inizierà il confronto sui testi proposti dalla Giunta e dai gruppi consiliari e l’ascolto dei soggetti interessati per definire i contenuti di un nuovo progetto di legge per la regolazione delle attività di escavazione in Lombardia in sostituzione della legge 14 del 1998. La L.R. 8 agosto 1998, n.14 è quella che ha dettato le Nuove norme per la disciplina della coltivazione di sostanze minerali di cava ed è stata pubblicata sul B.U.R.L. 11 agosto 1998, n. 32, 1° suppl. ord. . Da questa norma generale discende poi il Piano Cave vigente deliberato dal Consiglio regionale n. 166 del 30 giugno 2006 (e che quindi scadrà nel 20img287p16). Il Titolo II della l.r. 14/98 prevede che, sulla base di criteri e direttive emanati dalla Regione, ogni Provincia rediga, adotti e proponga un Piano cave. L’impasse attuale è che la Provincia di Milano non c’è più e che quindi questi compiti passano alla Città Metropolitana. L’ultimo provvedimento adottato dalla Provincia di Milano in tema di Cave è stato il D.C.R. 7 aprile 1997 che aveva stabilito i criteri attuativi (prima della L.R. 14 del 1998).

Perché si è arrivati alla richiesta di revisione della L.R n. 14/98 ?
La Commissione Ambiente regionale ha espresso parere favorevole sul progetto di legge della Giunta sugli “Adempimenti derivanti dagli obblighi nei confronti dell’Unione Europea relativi alle attività estrattive di cava” che prevede una moratoria di un anno delle autorizzazioni relative ai piani cave di Pavia, Varese e Sondrio, in attesa della Vas, la Valutazione ambientale strategica, “postuma” in quanto queste province non hanno proceduto ad avviarla per le Cave di competenza e quindi incorrendo nelle sanzioni della U.E. (previste dalla Direttiva dell’Unione Europea 2001/42/CE che introduceva appunto la VAS).
Per completare il quadro normativo ricordo che a livello nazionale c’è il D.Lgs n. 4 del 16 gennaio 2008 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 recante norme in materia ambientale”.

 

Commento

E’ evidente il nostro interesse ad affrontare la cosa. Occhi aperti e, sopratutto, passiamo le informazioni che sono ancora molto scarse sulla materia. Occorre che le realtà del territorio che si occupano di ambiente si tengano in contatto ed esprimano i loro pareri in merito.

Una bella serata alla Festa del Solstizio d’estate a Cuggiono

Una bella serata di informazione sulla difesa del nostro territorio e gli antidoti che proponiamo per cercare di far fronte ad un attacco “velenoso” fatto di interventi devastanti (Terza pista Malpensa), attacco delle aree agricole, dissennata occupazione del territorio. Si è parlato di Cave e di cementificazione del territorio, ma anche di un grande progetto di “infrastruttura verde” il Parco Dorsale verde Nord Milano che unisca Ticino con l’Adda attraverso il Canale Villoresi.

L’Associazione 5 agoto 1991 ha poi presentato in anteprima la mostra sul Presidio alla Cava San Antonio (5 agosto 1991-28 dicembre 1993) e la grande vittoria ambientalista che ha contribuito ad aprire la strada alla raccolta differenziata in Lombardia.

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Piano Cave e territorio, se ne parla questa sera a Cuggiono

Alla Festa del Solstizio d’estate l’Associazione 5 agosto 1991 parla di Piano cave e Territorio. Questa sera alle ore 21.30 nel cortile del Chiostro della Villa Annoni.

A seguire ci saranno gli amici del PLIS-PLUS (Parco Dorsale Verde Nord Milano) e Salviamo il paesaggio di Inveruno.

L’Associazione 5 agosto 1991 per l’occasione presenta in anteprima la mostra fotografica sul Presidio contro la discarica di Buscate 5 agosto 1991 – 28 dicembre 1993.

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