Una lettera al Salone del Libro di Torino di un NO -TAV: l’illegalità sta da un’altra parte non da quella dei Cittadini della Valle che si oppongono ad un progetto assurdo.

salone-libro-torino-300x210Care amiche, cari amici,

forse qualcuno di voi si aspettava, oggi, di vedermi di persona. Qualcuno sono certo che lo avrebbe preferito – vi lascio immaginare chi. Purtroppo, però, ho avuto un impegno improvviso… sapete, sono molto ricercato ultimamente! Scherzi a parte, spero comprenderete le ragioni che mi spingono a rivolgervi questo breve pensiero per iscritto. Vorrei ringraziare di cuore chi ha promosso e firmato l’appello che mi riguarda. Ma soprattutto mi permetto di rivolgere un sorriso a tutte e tutti coloro che mi hanno aiutato in questi mesi, da una parte all’altra dello stivale. Sono rimasto impressionato dalla quantità di persone, spesso insospettabili, che si sono mostrate disposte a farsi in quattro per la causa della Val Susa, aiutando un No Tav in viaggio per la penisola. Lo prendo come un segno dei tempi; e ne parlo ancor più volentieri adesso, mentre si fa un gran vociare di Val di Susa. Sembra che qualcuno scopra soltanto ora, e si meravigli forse, che esiste una resistenza da quelle parti. Io – tanto per cominciare in tono pacato – mi meraviglio che la rivolta non dilaghi in tutta Italia; mi meraviglio che l’Italia intera non sia, con le infamie che subiamo e a cui assistiamo, già un’unica, grande, Valle di Susa.

Ciò che accade in valle è simbolo e condensazione di tutte le cause che da decenni concorrono a portare questo paese verso la catastrofe. Ho appreso dalla rete che la Pato Perforazioni, azienda di Rovigo cui è stato tolto da un anno il certificato antimafia, ha fatto il suo ingresso nel cantiere di Chiomonte pochi giorni fa, per i lavori di scavo del tunnel. La Pato va così a tenere compagnia alla romagnola Bentini, che in Calabria è stata indagata per subappalti a ditte proprietà della ‘Ndrangheta. Dovremmo stupirci? L’Alta Velocità è un progetto che tutti i tecnici e gli economisti onesti definiscono completamente inutile, giustificato dall’unica ragione per cui l’opera deve essere realizzata: continuare a fare ciò che lo stato italiano ha sempre fatto, regalare a imprese private denaro pubblico per la devastazione del territorio; ed è chiaro che questo denaro va regalato a chi ha le influenze giuste e i giusti contatti, e a chi sa come ottenere una concessione.

A queste aziende e a questi personaggi non mancano i referenti politici. Se siamo certi che certe liaisons le può senza problemi garantire il Pdl, la principale azienda coinvolta è la CMC di Ravenna, che è praticamente un’unica cosa con il Pd, un po’ come lo è il Monte dei Paschi di Siena. Questo spiega perché qualsiasi governo, a guida Pd o Pdl, abbia negli ultimi vent’anni sostenuto che il Tav è un’opera strategica: strategica non per noi tutti, sia chiaro, e neppure per le strategie dello scambio commerciale, se è vero che i dati dicono il contrario, bensì per loro, per la voracità di chi da sessant’anni sconquassa la penisola in cambio del furto dei frutti della nostra fatica. In queste settimane l’Italia è colma di disgusto per la formazione dell’attuale, impresentabile governo, per un’operazione basata esclusivamente sull’obiettivo di far sopravvivere un sistema di potere e affari, mentre le scuole e gli ospedali muoiono, il potere d’acquisto di tutti noi crolla, la disoccupazione aumenta. Ma questo spettacolo immondo, l’inciucio Pd-Pdl, viene da lontano, e la popolazione valsusina è abituata a conoscerlo da tempo. Si chiama partito trasversale degli affari, ed è lo stesso partito del Tav.

Quando siamo andati a occupare gli uffici della Geovalsusa, a Torino, volevamo denunciare tutto questo. Volevamo chiedere perché la maggior parte delle ditte del Consorzio Valsusa, di cui quell’azienda fa parte, sono nate magicamente un mese prima dell’ingresso di migliaia di poliziotti e militari in valle. Abbiamo sollevato il dubbio: che i nomi delle ditte coprano, piuttosto, scambi di favori tra persone che si conoscono? È lo stesso dubbio che ci viene quando prendiamo atto che le ditte che hanno costruito quell’obbrobrio che separa la Val Clarea dal resto della Val Susa con muri di cemento armato, barriere, grate e filo spinato, continuano a fallire, scomparire e ricomparire misteriosamente di mese in mese, con nomi diversi. Quando abbiamo contestato, ovunque fosse possibile, il sindaco di Torino, Piero Fassino, e la giunta comunale di questa città è perché la svendita della valle all’impresa predatoria della devastazione ambientale è contraltare coerente della svendita di Torino a Intesa San Paolo, dell’indebitamento olimpico di cui noi giovani precari ipersfruttati paghiamo i costi, della genuflessione a Marchionne pagata con la cassa integrazione e la disoccupazione, perenne o intermittente, per tutti.

Ora sono certo che molti di voi sanno queste cose, ma visto che a denunciarle è qui, oggi, anche se in absentia, un latitante, qualcuno che è considerato dalla procura a sua volta un delinquente, forse vi troverete un po’ in imbarazzo. Eppure non dovete meravigliarvi. Il movimento No Tav ha commesso il crimine peggiore, quello che i giudici non possono perdonare: sta cercando di farsi giustizia da sé, bloccando questo treno e tutto il marcio che lo accompagna; ma non è una giustizia individuale, è una giustizia collettiva, di massa e autonoma. Gian Carlo Caselli può tenere conferenze nelle scuole e nelle parrocchie, dicendo che il sopruso non va accettato – anch’io da bambino ascoltai una di quelle conferenze, e ne restai colpito – ma non può tollerare che i bambini crescano a agiscano insieme, in prima persona, senza bisogno dell’aiuto della sua toga, che già molti anni fa egli usò contro il dissenso politico in questo paese. Oggi si ritrova a gridare: “Più militarizzazione in Val Susa! Più processi! Più galera per i No Tav!”, e lo fa in coro con Angelino Alfano, il guardasigilli del Cavaliere, l’ideatore delle leggi ad personam. Se mai gloria vi fosse stata, il finale della sua carriera è inglorioso oltremisura.

Avrei voluto, oggi, parlarvi di New York, delle splendide esperienze e delle assurde avventure che vi ho vissuto, e del mio libro. Ma non mi rivolgo a voi come scrittore perseguitato. Oggi tutti scriviamo, chi più chi meno, e pubblicare un testo non ci rende più scrittori degli altri. Tra le cose più belle che ho letto, alcune non sono state pubblicate, altre non lo saranno mai. Né sono più perseguitato di tutte le mie compagne e i miei compagni, né delle migliaia di poveri cristi che devono fare i conti con l’aridità morale dei pubblici ministeri. So che molti di voi, per un riflesso condizionato, penseranno ora che io parlo dei magistrati come ne parla Berlusconi; ma una delle aberrazioni intellettuali più insopportabili dell’era berlusconiana è proprio l’idea, a lui da sempre funzionale, secondo cui strumento di lotta per il cambiamento sarebbero i giudici e i tribunali. Idea di quella parte politica che oggi con Berlusconi è al governo.

Andate al Tribunale di Torino dopo essere stati al Salone, e vedrete che cos’è questa “giustizia”, fuori dai media, fuori dalle chiacchiere da salotto. Magari fossero i nostri aguzzini a rimpolpare le galere. Folle di disoccupati, di immigrati, di ragazzi di quartiere processati in serie, come alla catena di montaggio. Nulla è più assurdo del gesto politico che mette sullo stesso piano chi infrange il codice penale dall’alto, insaziabile di denaro e potere, e chi lo fa dal basso, senza denaro né potere, per necessità o per desiderio di cambiamento. Se noi, i No Tav, siamo oggi i nemici pubblici, è perché siamo in realtà amici pubblici, gli unici che, per la limpidezza della loro lotta, potrebbero guardare negli occhi qualsiasi italiano senza vergogna. I singoli reati che ci vengono contestati sono spesso inventati, è vero, ma il crimine reale di cui ci accusano non lo è: opporsi direttamente all’imposizione di un futuro che non vogliamo, alla corruzione della classe politica, alle arroganze dell’imprenditoria legale e illegale. Non ve lo diranno mai, ma è di questo, in realtà, che ci accusano; e di questo, senz’altro, siamo colpevoli. Una colpevolezza che è facile portare, come vedete. Mi auguro che questo genere di colpevolezza si estenda a tutto il paese. Per quanto riguarda la valle, invece, è una certezza: porta già la bellezza di questa colpa, e saprà vincere la sua battaglia, continuando a indicare a tutti la possibilità dell’azione, della dignità, della riscossa sociale.

Ci vediamo per le strade di Torino…

A sarà düra!

Davide

Val Susa: la disinformazione contro i NoTav

Il modo in cui i mass media ieri hanno fatto gran cassa su questa vicenda mi ricorda come veniva stravolta la nostra a Buscate venti anni fa. Qui sotto inoltro una riflessione in merito che mi è giunta stanotte.
Ciao a tutti
Oreste Magni

Marco Bruno è su tutte le Tv.
E’ il “cattivo ragazzo” che da della “pecorella” al poliziotto armato fino ai denti e con maschera antigas indosso.
Chi è Marco? E’ un padre di famiglia di un magnifico bimbo di 2 anni, un lavoratore che non si risparmia e un no tav valsusino da sempre.
Martedì al posto di mangiarsi un panino nella pausa pranzo è corso insieme a tanti a Chianocco per tentare di resistere al migliaio e più di forze dell’ordine che sgomberavano l’autostrada.
La rabbia è tanta ma Marco non perde la testa, non fa gesti inconsulti, scarica solo verso chi in quel momento sta calpestando per l’ennesima volta la dignità di una popolazione, invadendo in modo violento la Valle dove Marco è nato e cresciuto.
E’ un attimo, le Tv riprendono e la vittima diventa il poliziotto armato e a volto coperto e il carnefice il manifestante a volto scoperto e disarmato.
Che i meccanismi dei media siano perversi già lo sapevamo, ma non riusciamo ancora ad abituarci a tali livelli di mistificazione e manipolazione.
L’unico spezzone trasmesso è quello della sacrosanta rabbia, poi però Marco parla per dieci minuti con l’uomo armato in modo tranquillo e pacato, fino a quando lo saluta poichè deve tornare a lavoro (a stomaco vuoto) dicendogli “…comununque vi voglio bene lo stesso”. Questo però nessuna Tv l’ha fatto vedere.
Cosi finisce Marco la sua “violenta protesta”, “vi voglio bene lo stesso”.
Credo che non ci siano altri commenti da fare, specie dopo la violenza di questa sera compiuta dagli uomini in divisa.
Che ognuno risponda alla propria coscienza

comitato no tav spinta dal bass – Takuma

ndr: marco è stato preso dalle ffoo mentre faceva resistenza passiva in autostrada

Dalla parte dei NOTAV

Brusco risveglio maxi-operazione di polizia contro il movimento no-Tav all’alba. Nel mirino decine di attivisti. Ventisei arresti, con denunce e perquisizioni in tutta Italia. I Fatti risalgono a Giugno dello scorso anno e questo decrebbe far pensare.

Il Governo Monti sta per “rilanciare” il progetto TAV con in sostegno dei partiti che lo sostengono.

Noi ribadiamo che stiamo dalla parte delle popolazioni della Valle di Susa che non vogliono la TAV per ragioni ambientali (enormi rischi per la movimentazione di terre ricche di amianto), economici (i progetti hanno costi spropositati rispetto a soluzioni praticabili più economiche che sono state proposte dai comitati NOTAV e scartate) e di lotta alla corruzione (dietro ad ogni appalto si trovano “mazzette” a politici, amministratori, tecnici).

Contro-informazione sulla lotta delle popolazioni della Val di Susa contro la TAV

Scontri in Val di Susa:

Scontri in Val di Susa: la favola dei ‘cavalieri neri No Tav’

Altri scontri in Val di Susa, in corrispondenza del cantiere di Chiomonte recintato per realizzare la tratta ferroviaria ad alta velocità. Ancora una volta, arriva la cattiva informazione dei media tradizionali sulle dinamiche delle violenze in corrispondenza di un territorio sottratto ai cittadini senza aver chiesto loro il permesso.

di Debora Billi – 29 Luglio 2011

no tav
Altri scontri nella notte in Val di Susa, in corrispondenza del cantiere di Chiomonte recintato per realizzare la tratta ferroviaria ad alta velocità

Due parole sulla battaglia No TAV. Stanotte ci sono stati altri scontri, e la stampa nostrana, sia su Repubblica che su Il Fatto, così riporta:

 

aderenti all’area antagonista, di matrice autonoma e anarchica, la maggior parte dei quali con il viso coperto.

 

Parola per parola, stesso articolo su entrambi i giornali. Probabilmente un’agenzia, ma è sconfortante vedere che su un argomento così importante, sbattuto in prima pagina, ci si limita a riportare agenzie senza uno straccio di verifica. Più sotto, lo stesso articolo dice:

 

Contemporaneamente ai disordini, infine, circa un centinaio di abitanti della Val Susa che contestano la realizzazione della ferrovia ad alta velocità hanno dato vita a un presidio di protesta.

 

Insomma, la storiella è che si sono materializzati dall’oscurità i soliti misteriosissimi anarcoinsurrezionacentrosociablacbloc per un improvviso blitz (una specie di ‘cavalieri mascarati’), e per un puro caso i montanari valsusini un po’ più in là hanno avuto contemporaneamente, alle tre di notte, l’idea di tirar su un normale presidio.

 

L’arrampicarsi sugli specchi per NON dire che ad attaccare il cantiere sono proprio gli abitanti del luogo ha raggiunto livelli di ridicolo. Il cittadino deficiente -cioè noi- non deve mai e poi mai fare due più due e capire che dei normali cittadini possono arrivare ad una tale esasperazione da essere pronti allo scontro fisico continuo e ripetuto, da essere pronti a beccarsi i gas e le randellate pur di spuntarla. Sapete com’è, magari potrebbero venire a saperlo ad esempio i vessati da Equitalia, o i ricercatori licenziati proprio in Piemonte perché, toh, “mancano i fondi”, e decidere di unirsi alla rivolta perché in fin dei conti: se lo fanno i montanari perché non noi?

 

Così, ecco la presa in giro del misterioso anarchico vestito di nero che spunta nel bosco alle tre di notte, neanche fosse un lupo mannaro. Siamo alle favolette per bambini, e noi bambini a bercele. Si vede che ce le meritiamo.

D.B. da “Il cambiamento”

Non ci uniamo al coro di chi condanna gli scontri in Val Susa

Non ci stiamo. Insistiamo ad appoggiare la protesta pacifica di una intera valle al progetto TAV, protesta che va avanti da anni utilizzando tutte le possibilità democratiche a disposizione. In tutte queste sedi istituzionali i Comitati NOTAV, gli amministratori della valle con in testa i Sindaci hanno portato il loro motivato dissenso e sono stati ignorati e derisi. Nessuna delle obiezioni sul costo spropositato dell’opera (gonfiato ad arte per tangenti e commesse), sulle infiltrazioni mafiose negli appalti e sui guasti ambientali previsti ha avuto mai serie risposte.
Da giorni si annunciavano gli scontri per la manifestazione di Chiomonte e puntualmente sono arrivati provocatori e violenti di ogni genere. Nessuno li ha fermati perché erano funzionali allo screditamento di una protesta sacrosanta e pacifica contro un’opera che, lo ripetiamo, è dannosa per una intera valle in termini ambientali, ha dei costi spropositati (caricati di tangenti per tutti i partiti e le grandi imprese italiane a partire dalla FIAT) ed è inutile in termini di miglioramento dei collegamenti con la Francia.
I valsusini appoggiano il progetto originario delle FS di potenziamento della tratta ferroviaria esistente che potrebbe far fronte tranquillamente al traffico previsto per i prossimi 20 anni, è molto meno costoso e non ha un impatto devastante come la TAV.
Sotto, tanto per non dimenticare, ecco l’intervento del Giudice Imposimato sulle indagine TAV_Camorra.