Buone feste e ricordate…

Cercasi

Abbiamo fatto tante proposte per l’ambiente a Buscate e tante ne vogliamo fare per il futuro.

A gennaio presenteremo il resoconto dell’attività del 2015 insieme al bilancio economico.

Intanto pensiamo a tre iniziative per i primi due mesi dell’anno:

  • 27 gennaio appuntamento con il Giorno della memoria 
  • (data da definire) presentazione del libro “I’m going away – Mi a vo via” , traduzione per i discendenti degli emigranti in America;
  • (data da definire) presentazione del cortometraggio “Gildo va alla guerra

Il riconoscimento “San Mauro” assegnato dal Comune ai 500 emigrati buscatesi

UnknownIl Comune di Buscate ha accolto la proposta fatta dall’Associazione 5 agosto 1991 di assegnare un attestato di riconoscimento “San Mauro” ai 500 buscatesi che dal 1880 al 1920 hanno lasciato Buscate per andare in America e, nella maggioranza dei casi, non fare più ritorno in patria.
L’onorificenza sarà ritirata simbolicamente dal Presidente dell’Associazione che provvederà a trasmetterla tramite qualcuno dei discendenti di emigrati buscatesi al Mayor (Sindaco) di St. Louis.
Pensiamo che sia un gesto che aprirà molte nuove possibilità di rapporto tra la comunità dei discendenti italiani provenienti da Buscate e il paese d’origine.
E’ in fase di impaginazione anche l’edizione in inglese del libro “Mi a vo via” e quindi questo sarà il primo “regalo” che i buscatesi invieranno in America.
La cerimonia di consegna del “San Mauro” ci sarà Domenica 18 gennaio nel pomeriggio alle ore 16,30 in Sala Civica Piazza della Filanda, 7 (Biblioteca).

Buona la prima di “Mamma, vado via. In Mérica”. Critiche positive e successo di pubblico

Locandina_Mamma, vado viaPubblico attento e applausi finali. Una bella serata per parlare di un argomento “scottante” in modo non rituale o propagandistico.

Ecco l’introduzione fatta dal Presidente dell’Associazione.

La presentazione di questo cortometraggio cade in un momento drammatico per i fatti successi in Francia e dobbiamo dire due cose in merito.

E’ un fatto gravissimo al quale noi reagiamo con il ragionamento e non con lo sciacallaggio politico che purtroppo abbiamo visto in azione in queste ore.

Non dobbiamo assimilare l’emigrazione al terrorismo. Non lo facciamo perché sappiamo sulla nostra pelle cosa significa “emigrare”: negli Stati Uniti, in Brasile e Argentina e nel Sudamerica dove si è concentrata l’emigrazione italiana attualmente vi sono circa 64,15 milioni di discendenti di emigrati italiani. Praticamente c’è un’altra Italia fuori dall’Italia. Ed ancora in questi ultimi anni (a partire dal 2000) è ripresa una emigrazione di manodopera sopratutto specializzata (solo nel 2012 si calcola che 72.000 persone sono emigrate dall’Italia verso Germania e altri paesi del nord europa). Gli italiani residenti all’estero al 31 dicembre 2010 risultavano 4.115.235 (il 47,8% sono donne).

Quando qualcuno sostiene “Chiudiamo le frontiere all’emigrazione” non capisce che si sta dando la zappa sui piedi. E non possima credere che si possa trasformare il Mediterraneo in un grande cimitero solo per difendere le nostre coste (dal 1988 sono più di 22.000 gli emigranti morti in mare).

Poi c’è il problema della legalità, ma questo non è un problema “degli altri” , ma prima di tutto è un problema nostro, degli italiani. Di legalità ne abbiamo molto bisogno per sconfiggere la piaga nazionale della corruzione.

Sui “diritti civili” ricordo a quelli che parlano ad es. in difesa dei diritti delle donne nel mondo mussulmano, che in Italia è stato tolto solo nel 1981 il “delitto d’onore” che permetteva l’omicidio (sopratutto delle donne) con pene irrisorie.

Lo spirito che ci ispira deve essere quello del premier norvegese Stoltenberg che dopo la strage di Utoya del 2011 disse: “Reagiremo con più democrazia, più apertura e più diritti” non facciamoci prendere dal vortice dell’intolleranza, dell’odio che porta solo alla violenza.