Fanghi in agricoltura

Il problema dell’utilizzo dei fanghi di varia provenienza (fanghi di impianti di depurazione, fanghi dell’industria agro-alimentare, fanghi di origine anche industriale) in agricoltura sta diventando un grosso problema anche per il nostro territorio. I Comuni sembrano disinteressarsi e “lasciano fare” agli agricoltori che sempre più di frequente si lasciano “convincere” dagli smaltitori per scaricare sui loro terreni questi fanghi. I Comuni non possono “chiamarsi fuori” perché è loro compito innanzitutto individuare dove e come si possono smaltire i fanghi nel rispetto di alcune garanzie sull’igienicità di questa operazione che può interferire ad es. sulle falde da cui si preleva l’acqua potabile e naturalmente anche a garanzia del prodotto agricolo che viene commercializzato.

Come avviene spesso in Italia, nel Decreto Genova per il ponte Morando è stato “infilato” un articolo (vedi sotto) che apre una porta pericolosa allo smaltimento in agricoltura a una moltitudine di sostanze alcune della quali (Cromo, Arsenico, PCB, IPA ecc) sicuramente cancerogene. Il Movimento 5 Stelle giustifica questo decreto sostenendo che sono stati introdotti limiti per sostanze non tabellate nelle leggi in materia, ma quando si accettano limiti per cancerogeni l’argomento pare abbastanza debole.

Che conseguenze ha questa “liberalizzazione” e quali misure per difendere la sanità pubblica mettono in campo le amministrazioni locali?

Il principio deve essere quello che lo spargimento deve essere fatto con prodotti che portano un beneficio all’agricoltura.

In secondo luogo l’autorizzazione a spargerli non può essere data solo dal proprietario del campo e tanto meno dall’affittuario.

Si devono rispettare le aree di rispetto dei pozzi pubblici, canali di irrigazione.

Si devono rispettare le aree rispetto per zone vulnerabili sotto il profilo dell’inquinamento (per esempio cave).

Si devono spargere seguendo indicazioni che minimizzano aspetti olfattivi sgradevoli (spargimento non nelle ore più calde del giorno, immediata copertura dei fanghi con terra di coltura ecc

Visto che la Regione ha affidato anche ad ARPA il controllo sulla qualità dei fanghi da utilizzare in agricoltura, le amministrazioni locali devono mantenere uno stretto contatto con ARPA.

Unknown

 

Art. 41 – Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione

1. Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’art. 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), per le policlorodibenzodiossine e i policlorodibenzofurani (PCDD/PCDF), per i policlorobifenili (PCB), per Toluene, Selenio, Berillio, Arsenico, Cromo totale e Cromo VI, per i quali i limiti sono i seguenti: idrocarburi (C10-C40) <=1.000 (mg/kg tal quale), sommatoria degli IPA elencati nella tabella 1 dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, <=6 (mg/kg SS), PCDD/PCDF + PCB DL ?25 (ng WHO-TEQ/kg SS), PCB <=0,8 (mg/kg SS), Toluene <=100 (mg/kg SS), Selenio <=10 (mg/kg SS), Berillio <=2 (mg/kg SS), Arsenico <20 (mg/kg SS), Cromo totale <200 (mg/kg SS) e Cromo VI <2 (mg/kg SS). Per ciò che concerne i parametri PCDD/PCDF + PCB DL viene richiesto il controllo analitico almeno una volta all’anno. Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008, come specificato nel parere dell’Istituto superiore di sanità protocollo n. 36565 del 5 luglio 2006, e successive modificazioni e integrazioni.