Chiudere subito l’inceneritore ACCAM

Comunicato stampa 10 maggio 2019

Chiudere subito l’inceneritore ACCAM

Non hanno voluto chiudere l’inceneritore ACCAM entro il 2021, data fissata dalla stessa assemblea dei soci, hanno speso milioni di euro per riuscire ad abbassare le emissioni di ossidi di azoto entro i limiti dell’AIA, hanno voluto ridargli vita con una previsione di chiusura al 2027 (ma pensando andare ben oltre) motivandola con la necessità di sanare gli enormi buchi di bilancio e sfidando anche la contrarietà di numerosi piccoli comuni (purtroppo non sufficienti, in termini di quote, per avere la maggioranza). Ci stiamo riferendo agli (speriamo ormai ex) amministratori di Accam e ai tre principali comuni soci.

Gli ultimi mesi hanno visto vari Comuni prendere la decisione di abbandonare la società e le difficoltà della stessa a rimanere in-house con la proposta del cda di richiedere una deroga governativa.

Hanno strombazzato i valori emissivi ridotti per “dimostrare” che le nostre erano fobie e allarmismi nonostante una indagine epidemiologica recente che, seppure parziale e inadeguata, evidenziava incrementi di alcune patologie associate alle ricadute dell’impianto.

Hanno respinto ogni idea del tavolo tecnico che prevedesse la chiusura controllata dell’inceneritore e la modifica del sistema di trattamento dei rifiuti verso il ciclo a freddo

Hanno strumentalizzato i lavoratori per metterli contro la popolazione esposta e le associazioni ambientaliste

Si sono “dimenticati” dell’episodio (2005 – “Operazione Grisù”) di smaltimento di rifiuti non autorizzati con relativo sequestro dell’impianto, come pure del blocco contemporaneo di entrambi i forni con arresto di emergenza ed emissioni fuori controllo, che ben si guardarono di segnalarlo immediatamente agli enti nel novembre 2004. Per non dire dei recenti superamenti dei limiti emissivi con interventi dell’ARPA.

Hanno sottaciuto le 117 tonnellate di ecoballe provenienti da Napoli ed incenerite nell’estate del 2017 e, con il nuovo piano industriale, avevano in previsione di bruciare 17.000 tonnellate di fanghi all’anno, alla faccia della tutela della salute, con nuovi investimenti necessari.

Questo fino all’altro ieri… poi è arrivata la DDA di Milano con l’operazione “Mensa dei poveri” e ha scoperchiato una rete di soggetti, legati principalmente a Forza Italia e al loro referente per il varesotto, Nino Caianiello, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio. Questa rete si era infiltrata anche nelle partecipate pubbliche con dirigenti a loro affiliati. Uno dei centri di potere era Accam.

Ora, la direttrice Paola Rossi, la Presidente Laura Bordonaro, il consigliere Alberto Bilardo e il loro mentore politico Nino Caianiello risultano indagati per vari reati, avendo usato il loro ruolo per conferire consulenze e incarichi che servivano ad avere indietro una parte dell’importo, utilizzando l’impianto e lo smaltimento dei rifiuti come “mucca da mungere”.

Si sta delineando uno scenario dove gli investimenti in Accam non erano finalizzati al bene pubblico, ma solo a interessi privati. Lo stesso studio per il proseguo della durata dell’inceneritore, commissionato all’ing. Crescenti, era finalizzato a riprendersi una parte della parcella.

Alla luce di tutto ciò torniamo a chiedere con forza ai soci di chiudere al più presto l’impianto di incenerimento ACCAM, dimostratosi utile solo per bruciare risorse e produrre CO2 e mazzette e, nel caso si ristabilissero le condizioni economiche e politiche adeguate, il consorzio dovrebbe investire in un sistema di trattamento dei rifiuti che incentivi il riciclo e il riutilizzo di materia.

Medicina Democratica

Ecoistituto della Valle del Ticino (Cuggiono)

Associazione 5 agosto 1991 (Buscate)

Comitati Salviamo il Paesaggio (Casorezzo e Inveruno)

Comitato No Terza Pista (Vanzaghello)

Comitato Rifiuti Zero Busto Arsizio – NoInceneritore (Busto Arsizio)

Legambiente Turbigo

Il Primo Maggio non si festeggia a Buscate

“Tradizionalmente” il Primo Maggio non si festeggia a Buscate. Non ricordo alcuna manifestazione pubblica sia istituzionale che civile che abbia in qualche modo onorato la “festa dei lavoratori”: non lo si festeggiava quando il lavoro c’era per tutti, non lo si fa ora che il lavoro scarseggia ci si deve arrangiare con mille “lavoretti”.

Poi da noi aleggia sempre il pregiudizio fascistoide, che sia una festa di parte e costoro hanno ragione: il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, di chi sta dalla loro “parte”, che promuove i loro diritti. E’ un po’ quello che succede per il 25 Aprile (altra data “divisiva”): chi lo festeggia sta dalla parte della Libertà conquistata dopo 20 anni di dittatura fascista e dopo una sanguinosa guerra di liberazione dall’occupazione nazista.

E’ vero, oggi festeggiare il Primo Maggio rivendicando un lavoro che non c’è più pare anacronistico: non si può pensare nel 2019 al lavoro come era organizzato fino a pochi decenni fa. Gran parte di quelle fabbriche, di quei lavori non ci sono più ed è impensabile che risorgano dalle ceneri. Bisogna pensare a qualcosa di diverso, la stessa consapevolezza della limitatezza delle risorse della terra, che si fa strada anche tra i più riottosi economisti, ci impone di imboccare altre strade, rispettose dell’ambiente, rispettose di chi lavora.

Buon Primo Maggio anche ai buscatesi: che possano riconquistarsi questa “festa” ed il suo significato.

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Lettera senza risposta

Pubblichiamo integralmente la lettera protocollata l’11 aprile ed indirizzata al Sindaco e ai Capigruppo del Consiglio comunale sulla questione del recupero integrale della Cava di Buscate. Ad oggi nessuno ci ha risposto e nemmeno contattato per chiarimenti. Pare che l’argomento non interessi nessuno forse perché la campagna elettorale è lontana e non è un argomento “sensibile” per i nostri consiglieri comunali.

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Nuovo Piano Cave: cosa prevede per Buscate

Partiamo dei numeri. 

La proposta di Città Metropolitana votata (all’unanimità) il 14 marzo prevede per la Cava di Buscate una riduzione di circa 80.000mc (dai 1.100.000mc previsti per il piano precedente 2006-2019 si passa ai 1.020.000 mc) con una contrazione anche dell’ATEg2 da 38.75 ettari a 35,74 ettari. Queste riduzioni non intaccano le due fasi di scavo in corso d’opera e previste dal Piano Cave precedente: la Fase 1 prevede uno scavo verso nord e la Fase 2 lo scavo del Bosco Quadro a sud. Sono state stralciate alcune aree marginali che non erano nemmeno in “disponibilità” della Cava. Nella rilevazione della Città Metropolitana del 16/05/2006, la Cava Campana aveva scavato il 39,7% di quanto autorizzato (e una quota di scavato era in giacenza presso la cava), quindi le previsioni del vecchio Piano erano state sovrastimate.

Città Metropolitana ha accolto le richieste di Cava Campana in quanto la prima bozza presentata prevedeva una riduzione consistente sopratutto nella zona del cosiddetto Bosco dei Preti (area nord orientale della cava verso Dairago).

Le mappe sottostanti riproducono le tre mappe: la prima a sinistra rappresenta la mappa del Piano Cave vecchio 2006-2019; quella centrale la previsione della bozza di Piano Cave 2019-2029 e a sinistra quanto è stato richiesto dalla Cava Campana nella audizione pubblica.

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Qui sotto è invece riprodotta la mappa deliberata in via definitiva da Città Metropolitana il 14 marzo e appare evidente che le osservazioni di Cava Campana sono state accolte in toto.

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Commento. Le osservazioni dell’Associazione 5 agosto 1991 presentate alla Regione nella stessa audizione, non sono state in alcun modo considerate. Il Comune di Buscate non ha voluto presentare alcuna osservazione al Piano Cave e nessuno nel Consiglio ha aperto bocca. La Cava Campana ha (legittimamente) presentato le sue osservazioni ottenendo un ottimo risultato.

Ci aspettiamo che la Regione Lombardia “ritocchi al rialzo” (come aveva già fatto nel 2006) le previsioni di scavo del nuovo Piano Cave,  con buona pace dei Cittadini che non hanno in questa vicenda una rappresentanza nelle istituzioni che difenda il loro diritto ad avere una buona qualità dell’ambiente.

La gente non ci sta, parola di Parroco

Ricordiamo così don Gesuino Locatelli (1931-2019) parroco di Buscate durante il Presidio contro la discarica alla Cava San Antonio.

La gente non ci sta” lettera inviata da don Gesuino il 31 ottobre del 1991 al Cardinale Carlo Maria Martini dopo le cariche della polizia al Presidio del 24 ottobre.

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La croce del Presidio