Nora Picetti racconta di viaggio in Cina di Giuseppina Croci (la Chinésa)

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Quelli delle cause vinte

Venerdì 17 novembre si è svolta la presentazione del libro “Quelli delle cause perse. Manuale di difesa dei beni comuni“.

Era presente in sala civica a Buscate il curatore del libro Michele Boato e i rappresentanti delle Associazioni che sul territorio hanno raccontato le loro “cause vinte”. Era Presente infatti Walter Gilardi per  l’Associazione W Via Gaggio, Mauro Balossi per l’Associazione 5 Agosto 1991, Oreste Magni per l’Ecoistituto della Valle del Ticino. Ha moderato l’incontro Guglielmo Gaviani. Hanno contribuito al libro anche altre associazioni del territorio come Salviamo il paesaggio di Inverno e Domenico Finiguerra.

Non un incontro tra “reduci”, ma l’occasione per trarre dalle esperienze vincenti in difesa del beni comuni (non solo ambientali) una “cassetta degli attrezzi” utile ad affrontare le battaglie del futuro. Chi si occupa di ambiente, tutela del territorio, valorizzazione dei beni architettonici e urbani e già in generale di difesa dei “beni comuni”, sa bene che le battaglie ambientaliste non sono mai “vinte una volta per sempre”, ma hanno bisogno di una costante attenzione: sappiamo come è andata con il referendum sul nucleare e quello sull’acqua pubblica, ma ciascuno di noi potrebbe fare esempi concreti nel proprio territorio. Noi dell’associazione 5 agosto 1991 sosteniamo ad esempio che a 24 anni dalla chiusura della vicenda discarica di rifiuti alla Cava di Buscate e dopo 17 anni dalla cessione al Comune di 72.000 mq di terreno in cava grazie ad una lungimirante scelta della Giunta di Carlo Fraschina, il Comune deve poter utilizzare l’area restituendola ad un uso pubblico come per altro prevede la Convenzione firmata tra le parti il 12/11/2012. Invece si continua a rinviare lo spostamento degli impianti di vagliatura preferendo un modesto affitto (15.000€ /anno per l’area degli impianti-uffici + 5.000€/anno per l’area delle vasche di decantazione) al recupero per un uso pubblico dell’area. Ricordiamo che il recupero ambientale di questa zona, prima della restituzione al Comune è a totale carico della Cava.

 

PS Chi è Michele Boato? Nato a Venezia, 13 agosto 1947 è un docente, scrittore e politico di formazione cattolica.

E’ uno dei punti di riferimento dell’ambientalismo non solo del triveneto.

Negli anni ottanta fonda gli Amici della Bicicletta di Mestre, con cui pedonalizza Piazza Ferretto. Nel 1982 dà vita, a Mestre, alla prima Università Verde d’Italia, i cui corsi vengono aperti, ogni anno, da una lezione di Laura Conti. Primo consigliere regionale dei Verdi del Veneto nel 1985, interviene spesso parlando in veneziano.

Nel 1987 con tre barchette blocca la nave che, ogni mattina, scarica in Adriatico 3.000 tonnellate di fanghi di Marghera, vietati poi nell’88. Deputato verde nel 1987, inventa la prima “tassa ecologica” italiana, 100 lire per ogni sacchetto di plastica, e la legge che riduce all’1% il fosforo nei detersivi, risolvendo il problema eutrofizzazione dell’Adriatico. A fine 1988 si dimette da deputato e torna a insegnare Economia all’istituto Massari di Mestre.

Dal 1990 al 2000 torna in consiglio regionale del Veneto. Nel 1993-94 fa l’Assessore regionale all’Ambiente, avvia le prime raccolte differenziate “porta a porta” nel Veneto, che oggi ricicla oltre il 62%, la migliore regione d’Italia.

Nel ‘93 fa approvare la legge regionale n. 27 che riduce il limite di campo elettromagnetico da elettrodotti, ai famosi 0,2 microTesla.

Si batte, con successo, contro il progetto ENI di perforare l’Adriatico per estrarre metano col probabilissimo abbassamento di Venezia e Chioggia, come già avvenuto a Ravenna.

Fonda e dirige l’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, la rivista trimestrale Gaia, il bimestrale Tera e Aqua e la Fondazione ICU – Istituto Consumatori Utenti.

 

Parco delle brughiere dell’Altomilanese

Un anno di storia della proposta del nuovo parco regionale agro-paesaggistico: Parco delle Brughiere dell’Altomilanese.

Da circa un anno proponiamo la realizzazione di un nuovo Parco Regionale agro-paesaggistico (Ente di Diritto Pubblico), individuando in questo il miglior strumento di programmazione territoriale attualmente praticabile, una infrastruttura verde a servizio delle comunità che vi abitano.

articolo per sito SIPgen_2014

Perché?

Il territorio a est del Ticino, a nord-ovest di Milano, intorno al Villoresi, ha subìto negli ultimi ventanni un estensivo processo di urbanizzazione le cui cause risiedono nel termine anglosassone ‘sprawl’ : fuga dalle città, realizzazione di estesi sobborghi oltre le periferie, espulsione di attività (fabbriche, uffici, centri commerciali) ovunque arrivi una strada, speculazione immobiliare con creazione di manufatti edilizi (case, capannoni industriali) che occupano gli spazi liberi rimanendo vuoti e disabitati in attesa di futuribili valorizzazioni, una miriade di cave estrattive a ‘servizio’ di tali attività. Il Canale Villoresi, costruito alla fine del XIX secolo per irrigare un terreno arido e poco produttivo, può essere visto anche come linea di demarcazione rispetto al processo di industrializzazione del XX secolo: a nord le fabbriche metalmeccaniche, le fonderie, le cromerie della valle del torrente Arnetta, le cartiere e l’industria chimica della valle del fiume Olona, il tessile e le tintorie, l’asse del Sempione; a sud: gli scarichi industriali e urbani , le centrali termoelettriche, le raffinerie, gli inceneritori, le discariche.Le scelte operate dai ‘poteri forti’ in questa zona, negli ultimi 50 anni hanno certamente creato un benessere economico diffuso alla popolazione residente (‘la Manchester d’Italia’), ma il territorio è stato complessivamente svalorizzato e predato di risorse non ripristinabili. Oltre alle aree industriali dismesse e la mancanza di lavoro, la de-industrializzazione ci lascia un elevato livello di inquinamento di aria, acqua e suolo e l’aumento di patologie legate al degrado ambientale.

In questo territorio tra i più industrializzati d’Italia, e ora il più de-industrializzato, non si intravvede una progettualità politica per un nuovo sviluppo economico e sociale, ma in compenso sono molte le progettualità sovra locali che a breve lo interesseranno in modo massiccio e che lo vedono ancora inerte spettatore e non protagonista del cambiamento. Primo fra tutti l’EXPO2015 , che verrà realizzato a ridosso e in parte all’interno del territorio di riferimento, ma che non vede alcun progetto locale organicamente inserito ; la realizzazione della Città Metropolitanadi Milano che avrà per legge i confini della Provincia stessa e funzioni di programmazione territoriale; il Piano Regionale per le AreeProtette (PRAP), la Rete Ecologica Regionale (RER), le Linee guida per la valorizzazione delle funzioni di connessione ecologica dell’agricoltura in corrispondenzadella RER lombarda, il Piano Paesaggistico inserito nel Piano Territoriale Regionale; le nuove infrastrutture viabilistiche e trasportistiche come la Pedemontana o il Masterplan di Malpensa.

Tutti questi aspetti ci hanno sempre più convinti della necessità impellente di una proposta organica di valorizzazione di un bio-territorio vasto, differenziato nelle sue diverse aree, ma omogeneo sia per gli aspetti ecologici che socioculturali e altrimenti destinato ad un irreversibile declino ai ‘confini dell’impero’. Valorizzarne la bellezza creando sinergie e non opportunismi , evitando la frammentazione e superando i localismi , ci permette di credere ancora che la terra sia un Bene Comune e non una risorsa a esclusivo beneficio e interesse dei pochi che speculano sul nostro futuro e su quello dei nostri figli .

Come?

Da circa un anno proponiamo quindi la realizzazione di un nuovo Parco Regionale agro-paesaggistico (Ente di Diritto Pubblico), individuando in questo il miglior strumento di programmazione territoriale attualmente praticabile.

L’area del nuovo Parco Regionale, che abbiamo inizialmente denominato PLISPlus proprio per enfatizzarne la costruzione a partire dalle aree protette esistenti, è ragionevole che abbia i confini ovest-sud-est delimitati da 3 parchi regionali : a ovest il Parco Lombardo della Valle del Ticino, a sud il Parco Sud Milano, a est il Parco delle Groane; per quanto riguarda il confine nord, recependo la validità e le opportunità dei pareri che ci sono pervenuti, una possibile linea di confine ‘artificiale’ è data dal tracciato dell’autostrada Pedemontana (in costruzione), nella sua tratta più a ovest, ma anche dal Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate .

In questo modo, in un’area complessiva di oltre 38.000 ha di Parco Regionale, verrebbero ricompresi : 42 Comuni, 2 Province (Milano e Varese o la Provincia di Varese e la Città Metropolitana di Milano), 11 PLIS (1 in fase di riconoscimento) per complessivi 7.800 ha circa, 1 Riserva naturale (Bosco WWF di Vanzago). In prospettiva, l’insieme delle attuali superfici dei PLIS e il Bosco WWF di Vanzago (200ha) potrebbero essere riconosciute come Parco Naturale all’interno del Parco Regionale. Un ulteriore ampliamento del perimetro proposto potrebbe interessare i Comuni di Fenegrò, Limido Comasco, Lomazzo, Mozzate e Turate, in Provincia di Como. Questi Comuni insieme a Cislago stanno infatti proponendo un nuovo PLIS (‘Parco Agricolo Prealpino’) al fine di salvaguardare un territorio prevalentemente agricolo , limitrofo al tracciato della Pedemontana.

La perimetrazione del nuovo parco corrisponderebbe a quello che comunemente viene individuato come il territorio dell’ “Altomilanese” e la caratteristica geomorfologica comune della brughiera è testimoniata anche dai rilievi storici individuati nella ricerca preliminare (contea della Burgarìa). Questi due aspetti possono venire sottolineati nel nuovo nome che proponiamo: PARCO DELLE BRUGHIERE DELL’ALTOMILANESE, considerabile come parco di cintura metropolitana, la cui istituzione e gestione è regolamentata dalla LR n.12/ 4 agosto 2011.

Oltre alla salvaguardia e tutela dei beni ambientali e naturalistici , le finalità del Parco saranno quelle di riportare ad un ruolo centrale l’agricoltura , sia per le attività agro-silvo-colturali, che per tutte le funzioni annesse e derivate. Il nuovo Ente Parco dovrà divenire il motore di cambiamento dell’area rispetto alla tutela e lo sviluppo agricolo con la promozione di una nuova e diversa imprenditoria, alla valorizzazione turistica, allo sviluppo dell’industria agroalimentare, alla predisposizione di piani e interventi per l’ autonomia energetica e la gestione rifiuti (anche in termini ‘zero waste’), alla bioedilizia e per i trasporti , viabilità e mobilità sostenibile.

Le risposte

La proposta, sotto l’egida del Movimento Salviamo il Paesaggio, è stata presentata e discussa in numerosi incontri pubblici, aperti a tutta la popolazione e alle Istituzioni, organizzati nei diversi paesi da persone, gruppi, associazioni, comitati, che condividevano l’idea e la volevano divulgare e discutere. Sono stati incontrati anche organizzazioni di categoria, partiti politici, sindacati, singoli cittadini. Perché “…mai come oggi è necessario ripartire dalle realtà che viviamo e dare senso a quel ‘passare da comunità governate perché hanno delegato in bianco, acomunità che si governano perché partecipano alla vita comune’ , che sanno tornare a parlarsi e pesare sulle scelte dei livelli superiori “ (O.Magni, La città possibile, n.18/primavera 2013).

In tanti hanno colto l’intrinseca importanza della proposta, accogliendola come una sorta di ‘uovo di Colombo’; molti hanno condiviso la necessità del superamento del PLIS come strumento di tutela ambientale e concordato con l‘istituzione di un nuovo Parco Regionale quale migliore strumento di difesa all’aggressione del territorio. Le perplessità riguardavano soprattutto la discrepanza rispetto alla percezione di un territorio ormai eccessivamente urbanizzato / degradato e la sua trasformazione in parco : naturalità insufficiente, mancanza di un elemento naturalistico unificante (un fiume, una montagna, etc), eccessiva ‘diversità’ delle aree interessate.

Da questi confronti è anche risultata subito chiara l’ambivalenza della percezione dei confini del territorio di riferimento: da una parte, la difesa del proprio ‘particulare’ cioè il proprio paese, la propria buona pratica e esperienza, il PLIS a cui si tiene; dall’altra, l’inadeguatezza dei confini amministrativi quando si ragiona in termini di bioterritori o bioregioni.

Gli amministratori locali sono apparsi in genere abbastanza interessati alla proposta, ma perplessi rispetto al veicolarla ad altre Amministrazioni : agendo ‘extraterritorialmente’ si rischia un’accusa di lesa maestà a cui nessuno vuole sottoporsi..; al massimo si può pensare a collegamenti funzionali di situazioni esistenti (es 2 o 3 PLIS) o il loro ampliamento e valorizzazione , secondo logiche di influenza politica o appartenenze .

L’idea che un parco possa divenire un motore di cambiamento e reindirizzare lo sviluppo sociale ed economico di una grande area, dell’intero Altomilanese, è stata poco percepita e condivisa perché ciò richiede, a nostro parere, una cultura politica di sostenibilità ambientale che superi i consolidati schemi conformistici di un ambientalismo di facciata o di opposizione.

Le infinite difficoltà nel trovare accordi tra tante istituzioni (comuni, province, regione) e le incertezze riguardo alla reale efficienza dei Parchi Regionali rispetto alla tutela ambientale e lo sviluppo economico dell’area, sono state le principali problematiche che abbiamo sottoposto ai referenti politici incontrati (provinciali, regionali, nazionali) : sin ora nessuna risposta, nessuna idea, nessuna azione. Grazie da tutto l’Altomilanese.

Il futuro

Noi crediamo che sia una sfida entusiasmante istituire un nuovo parco regionale in questa travagliata zona di Italia settentrionale, ampliandone la funzione da mero strumento di tutela ambientale a strumento di riprogrammazione sostenibile di un bio-territorio , abitato da oltre 600.000 persone; sfida che comprende l’idea di ridare identità territoriale a un popolo affinchè possa riappropriarsi della sua storia e autodeterminare il proprio futuro.

Quindi continueremo a diffondere l’idea, spiegandola alla gente nel dettaglio e cercando di creare in questo modo un movimento di opinione ampio e diffuso. Ma pensiamo anche che sia giunto il momento di mettere di fronte alle proprie responsabilità politiche chi già ha facoltà di operare all’interno delle Istituzioni e chi vorrà tentare di farlo con le prossime elezioni : vogliamo elaborare una piattaforma ambientale dell’Altomilanese in cui vengano rappresentate tutte le istanze portate avanti dai Cittadini del territorio. Entro marzo, con la partecipazione di tutti i comitati, le associazioni, i singoli cittadini, il documento sarà pronto per essere presentato.

PERCHE’ IL NORD-OVEST MILANESE HA DEI BI-SOGNI URGENTI!!

Il Coordinamento per il nuovo parco PlisPlus

Giuliana Cislaghi cislaghi.mg@libero.it ,

Luigi Dell’Arena soundcooker@gmail.com

Marina Rotta marina.rotta@fastwebnet.it

http://www.facebook.com/giuli.cislaghi/posts/354888834616620#!/groups/coordinamentoplisplus/

http://www.plisplus.salviamoilpaesaggioinveruno.it

Vajont 9 ottobre 1963

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt’oggi, di 1910 vittime.

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l’aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l’aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l’allarme la sera del 9 ottobre per attivare l’evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Fu aperta un’inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la prevedibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La zona in cui si è verificato l’evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere. ( tratto da http://www.vajont.net/ )

Si alza il solito polverone sulla Cava

Da qualche tempo si è alzato il solito polverone sulla vicenda Cava Campana. Il momento è molto delicato in quanto si sta discutendo il nuovo Piano Cave della Città Metropolitana di Milano che entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno e durerà 10 anni. E’ evidente che c’è un grande bisogno di chiarezza e trasparenza nelle posizioni che ciascuno metterà sul tavolo: chi alza polveroni vuole solo difendere interessi particolari in chiaro conflitto con i “beni comuni”.

L’Associazione 5 agosto 1991 ha su questa vicenda alcune idee che sosterrà in tutte le sedi e che si possono sintetizzare nella frase che abbiamo utilizzato per una raccolta di firme: “La terra della Cava deve tornare ai Cittadini di Buscate“. Il primo passo di questa strada è il recupero ambientale dell’area di proprietà del Comune che oggi è affittata alla Cava Campana perché lì sono posizionati gli impianti di vagliatura, le vasche di decantazione dei fanghi e gli uffici. Quest’area, secondo la Convenzione sottoscritta dal Comune e da Cava Campana deve essere restituita al Comune (la scadenza è imminente), naturalmente bonificata e resa agibile ad un uso pubblico.

C’è una posizione dell’Amministrazione Merlotti, non ancora formalizzata in una delibera, che vorrebbe prorogare lo spostamento degli impianti adducendo motivazioni legate alla crisi del settore cave.

Noi abbiamo sostenuto che il Comune non deve accollarsi il “rischio di impresa” di un privato, ma guardare al “bene comune” che è il recupero ambientale di una parte molto sensibile del nostro territorio.

Ancora nessuna informazione ai Cittadini di Buscate sul Piano Cave. Una lettera di sollecito.

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                                                           Egr. Sig. Sindaco

                                                           Ai Capigruppo in Consiglio comunale

Oggetto: Piano cave

Siamo di nuovo a sollecitare informazioni sul Piano cave in approntamento presso Città Metropolitana. Ricordiamo che a settembre dello scorso anno è stata l’associazione 5 agosto 1991 a far conoscere il contenuto degli incontri tra Comune di Buscate e Città Metropolitana, mentre è di queste settimane l’indiscrezione che il Comune abbia avuto un nuovo incontro con Città Metropolitana per discutere sullo stesso argomento. Dobbiamo constatare che il Consiglio comunale continua a non occuparsi della questione che riteniamo di grande importanza per il nostro Comune, mentre della Commissione Ecologia, che è stata formalmente nominata, non c’è traccia.

E’ evidente che Città Metropolitana vuole procedere speditamente alla predisposizione del Piano cave che è scaduto a giugno dello scorso anno e prorogato dalla Regione in assenza di un nuovo strumento di pianificazione. È quindi un momento molto delicato e che richiede l’attenzione dei Cittadini in quanto, come sappiamo, con la crisi perdurante del settore edile, le prospettive di un “uso alternativo” delle cave è all’ordine del giorno (si veda la vicenda Cava di Casorezzo).

Chiediamo che ci sia una puntuale informazione dei Cittadini su questo argomento a partire dalla convocazione in tempi stretti della Commissione Ecologia e un’assemblea pubblica per conoscere quanto ha sostenuto il Comune in sede di incontro con Città Metropolitana e quali sono gli intendimenti di CM sul Piano cave.

Distinti saluti

                                     Il Presidente dell’Associazione 5 agosto 1991

                                                             Mauro Balossi

Buscate li 26/07/17