GRETA THUNBERG all’ONU

GRETA THUNBERG ALL’ONU il 23 settembre 2019: IL DISCORO INTEGRALE 

Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio. È tutto sbagliato. Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’Oceano. Eppure venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come osate?.

Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, e io sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come osate?

Per oltre 30 anni la scienza è stata chiarissima. Come osate continuare guardare dall’altra parte e venire qui dicendo che state facendo abbastanza quando le politiche e le soluzioni necessarie non si vedono ancora.

Dite di ascoltarci e che capite la nostra fretta. Ma non importa quanto io sia triste o arrabbiata, non voglio crederci. Perché se aveste davvero compreso la situazione e continuaste comunque a sbagliare, allora voi sareste il Male. E io non voglio crederlo.

L’idea comune di dimezzare le emissioni in 10 anni ci offre solo il 50% di possibilità di rimanere sotto ai 1.5°C gradi e il rischio di innescare un’irreversibile catena di eventi che andranno oltre il controllo umano.

Il 50% potrà essere accettabile per voi. Ma quei numeri non includono i punti di non ritorno, la maggior parte dei circoli di reazione, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o aspetti di equità e giustizia climatica.

Dunque il 50% di rischio non è semplicemente accettabile per noi, coloro che dovranno viverne le conseguenze.

Per avere il 67% di probabilità di rimanere sotto all’aumento di temperatura di 1.5°C – che secondo l’IPCC [Intergovernmental Panel on Climate Change, n.d.r] è il miglior scenario possibile – il mondo aveva 420 gigatoni di CO2 da emettere entro il 1 gennaio 2018. Oggi quella stima è stata ridotta a 350 gigatoni.

Come osate fingere che ciò si possa risolvere come al solito con alcune soluzione tecniche? Con gli attuali livelli di emissioni la restante riserva di CO2 sarà interamente perduta nel giro di otto anni e mezzo.

Oggi non ci saranno soluzioni o piani in linea con queste stime, perché questi numeri sono troppo scomodi. E voi non siete ancora abbastanza maturi per dire le cose come stanno.

Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai

Non vi permetteremo di gettare via tutto questo. Proprio qui, proprio ora noi tracciamo la strada. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.

Grazie.

RIMOZIONE CEMENTO-AMIANTO DA EDIFICI PRIVATI

Importante iniziativa della Regione Lombardia.

Regione Lombardia assegna contributi una tantum per la rimozione di coperture e di altri manufatti (ad es. canne fumarie, tubazioni, vasche, ecc.) in cemento-amianto presenti in immobili di proprietà privata.

Per i beneficiari, gli interventi finanziabili, le spese ammissibili e la modalità di presentazione delle domande, il cui periodo di presentazione è dall’8 Luglio al 9 Settembre, vedi il documento allegato:

Documenti allegati:
Documento per rimozione cemento-AmiantoDocumento per rimozione cemento-Amianto (118,65 KB)

La situazione a Buscate. Sono (almeno) 213 le coperture in cemento amianto denunciate alla Regione Lombardia nel Comune di Buscate per un totale di 224.000 mq. E’ una stima sicuramente in difetto. Inutile dire che queste coperture hanno tutte più di 27 anni di età (dal 1992 c’è il divieto d’uso dell’amianto) e quindi in uno stato dovuto al naturale degrado dei materiali esposti a piogge acide, che non lascia dubbi sul fatto che vadano rimosse.
Si tratta non solo di un problema “estetico”, ma di “salute pubblica” visto che i tetti degradati rilasciano nell’aria fibre di amianto.
LEVIAMOCELO DALLA TESTA !!!

L’art. 24 del Decreto Crescita contrasta con il referendum per l’acqua pubblica

Giovedì 27 giugno è stato approvato al Senato, e dunque definitivamente
convertito in legge, il cosiddetto decreto Crescita.
Come abbiamo più volte denunciato l’art. 24 di tale provvedimento
stabilisce la privatizzazione dell’EIPLI, l’ente che gestisce le grandi
opere idrauliche come invasi, opere di captazione di sorgenti e centinaia
di chilometri di reti di adduzione tra Puglia, Campania e Basilicata. Si
prevede, infatti, il trasferimento delle infrastrutture ad una
neocostituita società per azioni che, com’è noto, è un ente di diritto
privato.

Una privatizzazione che viene da lontano.
L’attuale maggioranza ha diligentemente svolto i compiti assegnati da
governi precedenti a partire da Prodi nel 2007, passando per Monti, per
finire con Gentiloni.
Con l’approvazione di questo decreto è stato segnato l’ennesimo passaggio
in continuità con il passato, con quel pensiero unico che pervade gran
parte delle forze politiche da oltre 25 anni e che individua nel mercato
l’unico regolatore sociale.
Lo ribadiamo ancora una volta: la storia ha insegnato che la clausola
tramite cui provare a blindare la partecipazione pubblica, imponendo il
divieto di cessione a privati delle quote azionarie, è un argine fragile
travolto sistematicamente nel passato.
Si tratta di una mera foglia di fico da parte di chi lo ha proposto, il
M5S, attraverso cui provare a nascondere quella che assomiglia sempre più
all’assenza di una reale volontà di procedere verso una gestione pubblica,
partecipativa, ambientalmente ecocompatibile, con tariffe eque per tutti i
cittadini, che garantisca gli investimenti fuori da qualsiasi logica di
profitto e i diritti dei lavoratori.

Risulta evidente che gli argomenti utilizzati a difesa di questa norma sono
gli stessi propagandati negli anni da tutti coloro che hanno contrastato i
referendum prima e l’approvazione della legge d’iniziativa popolare poi.

E’ altrettanto evidente che questa norma è in netto contrasto con i
principi della legge per l’acqua pubblica la quale punta al totale
superamento delle forme di gestione tramite società di capitali, ancorché
totalmente pubbliche.

Se la direzione tracciata dalla maggioranza giallo-verde sulla gestione
dell’acqua è quella che emerge dall’art. 24 e soprattutto dagli argomenti
portati al suo sostegno si spiega perfettamente lo stallo della discussione
della legge per l’acqua, caduta nel dimenticatoio di un cassetto della
Camera da oltre 5 mesi.

Le contraddizioni sono evidenti e come si suol dire prima o poi i nodi
vengono al pettine.

Ribadiamo il nostro impegno per l’approvazione della legge per l’acqua
pubblica e chiediamo, pertanto, che si faccia chiarezza sulle posizioni
espresse in materia nelle ultime settimane. Ovviamente rimaniamo
disponibili a confrontarci con chiunque sia mosso da intenzioni serie per
il riavvio immediato della discussione perché non intendiamo lasciar fare
coloro che sperano di far tornare indietro le lancette dell’orologio a
oltre 10 anni or sono.

Roma, 28 giugno 2019.

*Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua*

Contributo del giurista Paolo Maddalena

Sembra che i politici abbiano deciso di non tenere alcun conto delle norme
e dei principi della Costituzione della Repubblica italiana, la quale, come
si legge nelle norme transitorie della stessa, è “legge fondamentale dello
Stato”.

Infatti, mentre con il decreto crescita si toglie alla “proprietà pubblica”
del popolo, concedendola a una SPA probabilmente straniera l’acqua che
alimenta l’Irpinia, la Puglia e la Basilicata, con un colpo di genio la
Regione Lazio regala all’Acea le acque pubbliche del Peschiera e del Le
Capore, prosciugando i relativi territori con gravissimo disagio delle
popolazioni locali e facendo guadagnare alla stessa Acea 150 milioni di
utili (da divide tra i soci) solo per quest’anno, in piena violazione con
quanto dispone l’articolo 43 della Costituzione.

Non è così, a termine di Costituzione, che va gestita, nell’interesse di
tutti, l’acqua pubblica, che è parte integrante del territorio italiano ed
è oggetto di “proprietà pubblica demaniale” dell’intero popolo, checché ne
dicano alcuni docenti che vogliono eliminare il demanio.

[….]

Gli italiani dovrebbero unitariamente richiedere con forti toni al governo
soprattutto il rispetto della Costituzione ed in particolare il rispetto di
quanto essi stessi hanno deciso con il referendum sull’acqua del 2011.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente
dell’associazione “Attuare la Costituzione”

Fanghi in agricoltura

Il problema dell’utilizzo dei fanghi di varia provenienza (fanghi di impianti di depurazione, fanghi dell’industria agro-alimentare, fanghi di origine anche industriale) in agricoltura sta diventando un grosso problema anche per il nostro territorio. I Comuni sembrano disinteressarsi e “lasciano fare” agli agricoltori che sempre più di frequente si lasciano “convincere” dagli smaltitori per scaricare sui loro terreni questi fanghi. I Comuni non possono “chiamarsi fuori” perché è loro compito innanzitutto individuare dove e come si possono smaltire i fanghi nel rispetto di alcune garanzie sull’igienicità di questa operazione che può interferire ad es. sulle falde da cui si preleva l’acqua potabile e naturalmente anche a garanzia del prodotto agricolo che viene commercializzato.

Come avviene spesso in Italia, nel Decreto Genova per il ponte Morando è stato “infilato” un articolo (vedi sotto) che apre una porta pericolosa allo smaltimento in agricoltura a una moltitudine di sostanze alcune della quali (Cromo, Arsenico, PCB, IPA ecc) sicuramente cancerogene. Il Movimento 5 Stelle giustifica questo decreto sostenendo che sono stati introdotti limiti per sostanze non tabellate nelle leggi in materia, ma quando si accettano limiti per cancerogeni l’argomento pare abbastanza debole.

Che conseguenze ha questa “liberalizzazione” e quali misure per difendere la sanità pubblica mettono in campo le amministrazioni locali?

Il principio deve essere quello che lo spargimento deve essere fatto con prodotti che portano un beneficio all’agricoltura.

In secondo luogo l’autorizzazione a spargerli non può essere data solo dal proprietario del campo e tanto meno dall’affittuario.

Si devono rispettare le aree di rispetto dei pozzi pubblici, canali di irrigazione.

Si devono rispettare le aree rispetto per zone vulnerabili sotto il profilo dell’inquinamento (per esempio cave).

Si devono spargere seguendo indicazioni che minimizzano aspetti olfattivi sgradevoli (spargimento non nelle ore più calde del giorno, immediata copertura dei fanghi con terra di coltura ecc

Visto che la Regione ha affidato anche ad ARPA il controllo sulla qualità dei fanghi da utilizzare in agricoltura, le amministrazioni locali devono mantenere uno stretto contatto con ARPA.

Unknown

 

Art. 41 – Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione

1. Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’art. 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), per le policlorodibenzodiossine e i policlorodibenzofurani (PCDD/PCDF), per i policlorobifenili (PCB), per Toluene, Selenio, Berillio, Arsenico, Cromo totale e Cromo VI, per i quali i limiti sono i seguenti: idrocarburi (C10-C40) <=1.000 (mg/kg tal quale), sommatoria degli IPA elencati nella tabella 1 dell’allegato 5 al titolo V della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, <=6 (mg/kg SS), PCDD/PCDF + PCB DL ?25 (ng WHO-TEQ/kg SS), PCB <=0,8 (mg/kg SS), Toluene <=100 (mg/kg SS), Selenio <=10 (mg/kg SS), Berillio <=2 (mg/kg SS), Arsenico <20 (mg/kg SS), Cromo totale <200 (mg/kg SS) e Cromo VI <2 (mg/kg SS). Per ciò che concerne i parametri PCDD/PCDF + PCB DL viene richiesto il controllo analitico almeno una volta all’anno. Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008, come specificato nel parere dell’Istituto superiore di sanità protocollo n. 36565 del 5 luglio 2006, e successive modificazioni e integrazioni.

 

5^ Rapporto sulla mortalità di 48 siti inquinati e da bonificare

Sintesi Quinto Rapporto SENTIERI

a cura degli autori

Il Quinto Rapporto SENTIERI è il prodotto del Programma “Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati: implementazione dello studio epidemiologico SENTIERI” promosso e finanziato dal Ministero della Salute come Azione Centrale, Progetto CCM 2015.
Sono stati presi in considerazione 45 Siti di interesse per le bonifiche, di cui

  • 38 classificati come Siti di Interesse Nazionale (SIN),
  • 7 riclassificati come di Interesse Regionale (SIR).

(…)

In 45 Siti, in 8 anni (2006-2013), sono state rilevate complessivamente nella popolazione generale

Uomini:

5.267 morti in eccesso rispetto all’atteso per tutte le cause (+4%),

3.375 morti in eccesso per tutti i tumori maligni (+3%),

Donne:

6.725 morti in eccesso per tutte le cause (+5%)

1.910 morti in eccesso per tutti i tumori maligni (+2%)

Nei 22 Siti serviti da Registri Tumori sono stati stimati in 5 anni (periodi diversi a seconda dei registri nell’arco temporale 2006-2013)

Uomini: 1.220 nuovi casi di tumori maligni in eccesso

Donne:  1.425 nuovi casi di tumori maligni in eccesso

In 28 siti serviti da 22 Registri Tumori e 8 Registri Tumori infantili (periodi diversi a seconda dei registri nell’arco temporale 2006-2013) sono stati osservati

1.050 nuovi casi di tumori maligni in bambini, adolescenti e giovani adulti (fonte: clicca qui).

I dati andranno letti ed interpretati, seguendo quanto riportato nel Capitolo Obiettivi e Metodologia, e tenendo conto della Guida alla Lettura.

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La situazione a Taranto

Nel Sito di Taranto, ad esempio, è riportato che «i nati da madri residenti nel periodo 2002-2015 sono stati 25.853; nello stesso periodo sono stati osservati 600 casi con malformazione congenita (MC), con una prevalenza superiore all’atteso calcolato su base regionale (O/A: 109; IC90% 101-116)». Questo vuol dire che i bambini nati con malformazioni sono stati 600 rispetto a una media regionale che ne faceva prevedere 550, con un eccesso del 9%.

Nella sezione dedicata agli Approfondimenti, sono stati trattati temi di interesse specifico: l’inquinamento atmosferico, gli interferenti endocrini, la comunicazione nei siti contaminati, gli inquinanti prioritari, i sistemi informativi locali, le risposte del Servizio Sanitario alle situazioni di crisi ambientale.

Tra le novità del Rapporto si segnalano: l’aumento del numero di Siti studiati, la valutazione di esiti di interesse in sottopopolazioni suscettibili (infantile, adolescenziale, giovani adulti) e lo studio della prevalenza delle malformazioni congenite. A queste si aggiunge l’elaborazione di un prototipo di un piano, inclusivo di linee di azione per una comunicazione corretta ed efficace specifica per i Siti contaminati, che sia di supporto alla sorveglianza.

[ Dal 2012 SENTIERI è parte del SISTAN, Sistema statistico nazionale, rete di soggetti pubblici e privati che fornisce al Paese e a organismi internazionali l’informazione statistica ufficiale. SENTIERI è divenuto un riferimento per lo sviluppo e implementazione di sistemi di sorveglianza epidemiologica su base nazionale delle popolazioni residenti in prossimità di siti contaminati anche in altri Paesi della Regione Europea dell’OMS].

Si prepara un Luglio rumoroso intorno a Malpensa

Forse non tutti sanno che i voli notturni su Malpensa che erano stati vietati (con DPR 476 del 1999) dalle 23 alle 6 del mattino, da tempo, con una sentenza del TAR del Lazio, sono stati ripristinati. E così l’ARPA ha registrato nel luglio dello scorso anno tra le 23 e le 6 del mattino il passaggio su Turbigo di ben 43 voli, di cui 10 in fase di decollo.

In teoria dovrebbero essere quasi tutti voli cargo, che possono decollare, in deroga alla normativa, anche durante le ore notturne seguendo in fase di decollo una rotta ben precisa, studiata per ridurre l’impatto acustico sui centri abitati. Anzi se il sistema di monitoraggio acustico funzionasse a dovere, si potrebbe anche sanzionare chi sfora dai limiti acustici.

In realtà, non risulta che i voli cargo siano tracciati e così continua il far west sulle nostre teste. Una rilevazione estemporanea fatta da Buscateblog il giorno 21 maggio dalle 24 alla 1 di notte ha dato questo risultato:

Rossiya Airlines 6672 in partenza da MXP per San Pietroburgo ore 00.18

Ethiopian Airlines 703 in partenza da MXP per Roma ore 00.28

Trasportes Aereo Portugueses 828 in arrivo da Lisbona ore 00.44

Airoflot 2415 in partenza da MXP per Mosca ore 00.49

Si tratta, come si può leggere, di quattro voli di linea normali che non si capisce perché debbano partire o arrivare di notte.

Perché è necessario volare di notte ce l’ha spiegato il Sindaco di Casorate Sempione Tiziano Marson nel 2014: “E’ una prerogativa italiana preoccuparsi più dell’attività economica che della salute dei cittadini“. Qualche altro Sindaco “illuminato” proponeva di monetizzare la salute facendo pagare di più per gli atterraggi notturni. Ma subito erano arrivati i cavalieri del liberismo che avevano sostenuto che limitare i voli notturni “esponeva Malpensa  alla concorrenza degli scali stranieri“.

Intanto la storia non è finita e si prepara un netto peggioramento della situazione sia del rumore , ma anche dell’inquinamento atmosferico con la chiusura dell’aeroporto di Milano Linate dal 27 luglio al 27 ottobre 2019. Si può solo immaginare cosa succederà in questi tre mesi, per di più estivi.

Contro il progetto Malpensa 2000 i Sindaci erano “scesi in aeroporto” per protestare: la cosa fece tanto “rumore”, ma evidentemente per ottenere nulla, perché se c’è da sacrificare qualcosa, quella è sempre la salute dei Cittadini.

Staranno tutti zitti ???

G.G.

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Chiudere subito l’inceneritore ACCAM

Comunicato stampa 10 maggio 2019

Chiudere subito l’inceneritore ACCAM

Non hanno voluto chiudere l’inceneritore ACCAM entro il 2021, data fissata dalla stessa assemblea dei soci, hanno speso milioni di euro per riuscire ad abbassare le emissioni di ossidi di azoto entro i limiti dell’AIA, hanno voluto ridargli vita con una previsione di chiusura al 2027 (ma pensando andare ben oltre) motivandola con la necessità di sanare gli enormi buchi di bilancio e sfidando anche la contrarietà di numerosi piccoli comuni (purtroppo non sufficienti, in termini di quote, per avere la maggioranza). Ci stiamo riferendo agli (speriamo ormai ex) amministratori di Accam e ai tre principali comuni soci.

Gli ultimi mesi hanno visto vari Comuni prendere la decisione di abbandonare la società e le difficoltà della stessa a rimanere in-house con la proposta del cda di richiedere una deroga governativa.

Hanno strombazzato i valori emissivi ridotti per “dimostrare” che le nostre erano fobie e allarmismi nonostante una indagine epidemiologica recente che, seppure parziale e inadeguata, evidenziava incrementi di alcune patologie associate alle ricadute dell’impianto.

Hanno respinto ogni idea del tavolo tecnico che prevedesse la chiusura controllata dell’inceneritore e la modifica del sistema di trattamento dei rifiuti verso il ciclo a freddo

Hanno strumentalizzato i lavoratori per metterli contro la popolazione esposta e le associazioni ambientaliste

Si sono “dimenticati” dell’episodio (2005 – “Operazione Grisù”) di smaltimento di rifiuti non autorizzati con relativo sequestro dell’impianto, come pure del blocco contemporaneo di entrambi i forni con arresto di emergenza ed emissioni fuori controllo, che ben si guardarono di segnalarlo immediatamente agli enti nel novembre 2004. Per non dire dei recenti superamenti dei limiti emissivi con interventi dell’ARPA.

Hanno sottaciuto le 117 tonnellate di ecoballe provenienti da Napoli ed incenerite nell’estate del 2017 e, con il nuovo piano industriale, avevano in previsione di bruciare 17.000 tonnellate di fanghi all’anno, alla faccia della tutela della salute, con nuovi investimenti necessari.

Questo fino all’altro ieri… poi è arrivata la DDA di Milano con l’operazione “Mensa dei poveri” e ha scoperchiato una rete di soggetti, legati principalmente a Forza Italia e al loro referente per il varesotto, Nino Caianiello, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazione per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abusi d’ufficio. Questa rete si era infiltrata anche nelle partecipate pubbliche con dirigenti a loro affiliati. Uno dei centri di potere era Accam.

Ora, la direttrice Paola Rossi, la Presidente Laura Bordonaro, il consigliere Alberto Bilardo e il loro mentore politico Nino Caianiello risultano indagati per vari reati, avendo usato il loro ruolo per conferire consulenze e incarichi che servivano ad avere indietro una parte dell’importo, utilizzando l’impianto e lo smaltimento dei rifiuti come “mucca da mungere”.

Si sta delineando uno scenario dove gli investimenti in Accam non erano finalizzati al bene pubblico, ma solo a interessi privati. Lo stesso studio per il proseguo della durata dell’inceneritore, commissionato all’ing. Crescenti, era finalizzato a riprendersi una parte della parcella.

Alla luce di tutto ciò torniamo a chiedere con forza ai soci di chiudere al più presto l’impianto di incenerimento ACCAM, dimostratosi utile solo per bruciare risorse e produrre CO2 e mazzette e, nel caso si ristabilissero le condizioni economiche e politiche adeguate, il consorzio dovrebbe investire in un sistema di trattamento dei rifiuti che incentivi il riciclo e il riutilizzo di materia.

Medicina Democratica

Ecoistituto della Valle del Ticino (Cuggiono)

Associazione 5 agosto 1991 (Buscate)

Comitati Salviamo il Paesaggio (Casorezzo e Inveruno)

Comitato No Terza Pista (Vanzaghello)

Comitato Rifiuti Zero Busto Arsizio – NoInceneritore (Busto Arsizio)

Legambiente Turbigo

Il Primo Maggio non si festeggia a Buscate

“Tradizionalmente” il Primo Maggio non si festeggia a Buscate. Non ricordo alcuna manifestazione pubblica sia istituzionale che civile che abbia in qualche modo onorato la “festa dei lavoratori”: non lo si festeggiava quando il lavoro c’era per tutti, non lo si fa ora che il lavoro scarseggia ci si deve arrangiare con mille “lavoretti”.

Poi da noi aleggia sempre il pregiudizio fascistoide, che sia una festa di parte e costoro hanno ragione: il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, di chi sta dalla loro “parte”, che promuove i loro diritti. E’ un po’ quello che succede per il 25 Aprile (altra data “divisiva”): chi lo festeggia sta dalla parte della Libertà conquistata dopo 20 anni di dittatura fascista e dopo una sanguinosa guerra di liberazione dall’occupazione nazista.

E’ vero, oggi festeggiare il Primo Maggio rivendicando un lavoro che non c’è più pare anacronistico: non si può pensare nel 2019 al lavoro come era organizzato fino a pochi decenni fa. Gran parte di quelle fabbriche, di quei lavori non ci sono più ed è impensabile che risorgano dalle ceneri. Bisogna pensare a qualcosa di diverso, la stessa consapevolezza della limitatezza delle risorse della terra, che si fa strada anche tra i più riottosi economisti, ci impone di imboccare altre strade, rispettose dell’ambiente, rispettose di chi lavora.

Buon Primo Maggio anche ai buscatesi: che possano riconquistarsi questa “festa” ed il suo significato.

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Lettera senza risposta

Pubblichiamo integralmente la lettera protocollata l’11 aprile ed indirizzata al Sindaco e ai Capigruppo del Consiglio comunale sulla questione del recupero integrale della Cava di Buscate. Ad oggi nessuno ci ha risposto e nemmeno contattato per chiarimenti. Pare che l’argomento non interessi nessuno forse perché la campagna elettorale è lontana e non è un argomento “sensibile” per i nostri consiglieri comunali.

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